Ticket e parcheggi, ecco la ricetta Moratti

Palazzo Marino chiede al governo maggiori risorse per combattere lo smog. «Le metropoli hanno esigenze diverse rispetto alle altre città»

Tasse sulla benzina «restituite» dallo Stato ai Comuni per sviluppare il trasporto pubblico locale, ticket d’ingresso in città in funzione da gennaio e il piano di costruzione dei nuovi parcheggi da rivedere completamente. È già pronta l’agenda del sindaco Letizia Moratti che annuncia l’offensiva d’autunno contro traffico e smog, le calamità che avvelenano le giornate e i polmoni dei milanesi. Interventi importanti che richiedono risorse importanti. Cioè soldi che, Finanziaria dopo Finanziaria, diventano sempre meno per le amministrazioni locali sempre più in difficoltà nel predisporre interventi davvero strutturali che evitino di ricadere periodicamente e inevitabilmente nell’emergenza. Più risorse, dunque, che Palazzo Marino chiede al governo con la restituzione di almeno una parte dell’accisa sul carburante.
La tassa che grava sui carburanti e che è andata crescendo negli anni da quando alle 1,90 lire da destinare nel 1936 alla guerra d’Abissinia si sono aggiunte le 14 per la crisi di Suez (1956), le 10 per il disastro del Vajont, quelle per l’alluvione di Firenze (1966), per i terremoti di Belice (1968), Friuli (1976) e Irpinia (1980), per le missioni in Libano (1983) e in Bosnia (1996), per il rinnovo degli ultimi contratti degli autoferrotranvieri. Tutte emergenze passate, ma lo Stato incassa lo stesso. Tra il 2004 e il 2005 un gettito salito da 34,2 a 36,1 miliardi di euro. Di qui la richiesta di Milano e dell’Anci (l’associazione dei comuni) di destinare parte di quei soldi a trasporto locale e investimenti nelle infrastrutture. «Stiamo lavorando molto assieme agli altri Comuni, sia in sede Anci che in commissione città metropolitane - assicura la Moratti -. Le città più grandi hanno bisogni ed esigenze diverse rispetto alle altre e quindi la necessità di avere un’attenzione particolare su alcuni temi. Come quelli legati al fatto di essere utilizzate da un alto numero di cittadini. Per quel che riguarda Milano parliamo di tre milioni, rispetto a un milione di residenti». Temi decisivi e la Moratti ricorda l’urgenza di riprendere al più presto il discorso avviato con il governo. «Un’altra priorità - spiega il sindaco - è riprendere il lavoro del Tavolo Milano sui temi che abbiamo già concordato: infrastrutture, sicurezza, grandi eventi da ospitare a Milano e agenzia dell’innovazione».
E, sempre in tema di traffico e smog, la Moratti chiede che «almeno in via sperimentale» sia pronta per gennaio la pollution charge, il pedaggio d’ingresso in città legato alle emissioni inquinanti. Una gabella da cui il Comune spera di ricavare una riduzione del traffico in centro (270mila veicoli in meno) e un incasso di 200 milioni di euro da destinare alle infrastrutture per la mobilità. Esperimento che ha funzionato a Londra dove il traffico si è ridotto del 18 per cento. D’accordo Dario Balotta che, però, chiede anche «una strategia più ampia contro l’inquinamento». Secondo il segretario della Fit-Cisl «la congestion charge dovrebbe essere l’ultima tessera di un mosaico più ampio, composto dalla creazione di un’autorithy metropolitana per la programmazione e l’integrazione delle reti di trasporto oggi tra loro sconnesse (ferrovie, Atm, Nord), l’integrazione tariffaria, la liberalizzazione del trasporto locale, una politica di carico e scarico delle merci in città, un piano di incremento delle aree di sosta e dei parcheggi, l’aumento delle corsie preferenziali per i mezzi pubblici».
Ma nella prima riunione di giunta la Moratti chiede che si parli dei parcheggi. O meglio della completa revisione del piano per costruirne di nuovi. In particolare i sotterranei come quello nei pressi della basilica di Sant’Ambrogio contro cui si sono scagliati residenti, ma anche assessori.