Ticket, da lunedì «sciopero» dei ristoranti

Giorgio Scaglia

Tempi duri per i 250mila lavoratori che ogni giorno usano i buoni pasto. Infatti a Milano e Provincia i 4.800 bar e ristoranti che fanno parte dell'Epam da lunedì prossimo non li accetteranno più. Lo sciopero a oltranza dei ticket è stato preso dagli esercenti per protestare contro le commissioni troppo alte pretese dalle aziende erogatrici e, in generale, contro una situazione che, a loro dire, li penalizza ormai da tempo.
«Abbiamo deciso di aderire allo sciopero da lunedì prossimo - ha spiegato il vicepresidente di Epam, Giancarlo Panzera - con l'augurio di non dover fare una serrata. Quanto durerà? Speriamo il meno possibile perché non vogliamo penalizzare i clienti, diciamo al massimo una settimana, lo stretto necessario per sensibilizzare l’opinione pubblica, poi vedremo di riprendere le trattative». Comunque qualcuno ha deciso di cominciare da subito a non prendere i buoni pasto e secondo il direttore generale della federazione, Edi Sommariva, «questa è la riprova della febbre alta che c'è».
Oggi è prevista una giunta straordinaria dell’Epam per informare gli iscritti, poi da lunedì scatterà il gran rifiuto. Come è noto gli esercenti chiedono un provvedimento che imponga alle aziende erogatrici di vendere i ticket ai datori di lavoro solo per il loro valore nominale e non a prezzo più basso, in modo da far scendere le commissioni che ora sono lievitate al 7 e in alcuni casi al 10%, quasi cinque volte di più rispetto a dieci anni fa, quando erano ferme al 2-3%. In più, molti di loro lamentano pagamenti ritardati anche di due mesi e una eccessiva rigidità nel rifiutare i buoni scaduti chiedendo, alla fine, un intervento del governo per mettere ordine in un settore che vanta un giro d’affari degno di una multinazionale. Cosa rispondono le aziende erogatrici all’accusa, neanche tanto velata, di pretendere provvigioni eccessivamente esose e di operare con scarsa trasparenza?
«Sinceramente è ora che gli esercenti e chi li rappresenta smettano di generalizzare - spiega Graziella Gavezotti di Gemeaz Cusin, l’azienda che emette i Tiket Restaurant - e inizino a fare delle scelte. Come in ogni mercato in cui esiste la libera concorrenza, anche in quello dei buoni pasto sono presenti degli operatori validi e altri meno. Stesso discorso vale per le commissioni. Non esiste un obbligo a firmare contratti che prevedano commissioni troppo elevate». Cosa fare, allora? «L'unica via d'uscita è un intervento deciso del legislatore per un chiarimento di tutto il settore. La nostra azienda è in prima linea per definire delle regole di gestione a difesa di un servizio che oggi garantisce agli esercizi convenzionati oltre 2,5 milioni di clienti giornalieri».

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