Il ticket? Nel Lazio una tassa in più

Antonella Aldrighetti

Dalla legge finanziaria nazionale non si scappa. L’indirizzo del governo, già posto nero su bianco nel testo che andrà in discussione nei prossimi giorni alle camere, è categorico: inderogabile mettere i ticket per l’accesso al pronto soccorso. E così sarà anche nel Lazio, con buona pace, si fa per dire, dell’abolizione del ticket di 1 euro sul costo della ricetta per la prescrizione farmaceutica. Ne è sicuro il vicepresidente della commissione Sanità del Senato, Cesare Cursi (An), che ci mette poco a rendere noti i consueti due conti sulla base degli accessi nei reparti d’emergenza dei cittadini del Lazio. «Il ticket di 44 euro per l’accesso al pronto soccorso diventerà una tassa fissa per tutti - puntualizza l’esponente di An -, alla meglio una una tantum annuale visto che almeno una volta l’anno, stando alle statistiche regionali, un assistito laziale ci si reca o vi accompagna un familiare». E prendendo per buone proprio queste stime ci si mette poco a conteggiare quanto l’erario regionale incasserà con solo 5 milioni di residenti su tutta la regione: ben 220 milioni di euro. Una bella cifra anche se non è sufficiente ancora a soddisfare le necessità imposte dal disavanzo sanitario in merito al quale comunque - è il caso di ricordare - la giunta di Piero Marrazzo si è ancora prodigata a progettare un piano definito per il rientro. Ma sono le ipotesi a cavalcare ormai l’etere. Tutte le possibili ipotesi visto che, a seconda di chi prende la parola, viene fuori un’opinione diversa. «Dalle varie personalità della maggioranza di centrosinistra ogni giorno se ne sentono di nuove - incalza Cursi - senza annoverare i litigi che animano il clima della giunta stessa: il presidente Marrazzo sulla politica della gestione sanitaria sembra avere una sua idea precisa. Sembra appunto, perché invece è diversa da quella del suo assessore alla Sanità Augusto Battaglia che, però a sua volta, ce l’ha ancora diversa dall’assessore al Bilancio Luigi Nieri. Ma non è finita qui. Analizzando il tema più caldo di questi ultimi giorni, ossia il taglio sugli oltre 5.000 posti letto ospedalieri, ognuno dà un numero diverso. Se poi si va a sentire quello che dice Franco Dalia presidente della commissione Sanità della Regione e il presidente dell’Agenzia di sanità pubblica Lucio D’Ubaldo le ipotesi di lavoro sulle politiche da adottare sono ancora altre e, in netto contrasto con quelle dei due assessori». A questo punto è scontato chiedersi quale sia il risultato che, presto o tardi, si parerà dinanzi agli occhi dei cittadini. Cesare Cursi su questo aspetto non ha dubbi: «C’è soprattutto da chiedersi se questa maggioranza regionale ci sia ancora. I cittadini se lo stanno chiedendo soprattutto perché, a 18 mesi dall’insediamento della giunta Marrazzo, si sta ancora parlando come se fosse una giunta fresca di nomina che sta valutando la situazione generale prima di battere la via politica più equilibrata. Invece la verità è un’altra: dopo 18 mesi di governo non si può riferire il deficit sanitario all’eredità della giunta Storace. Riconoscesse Marrazzo che in nove mesi è naufragata la politica dell’abolizione del ticket sulle ricette e che con questa operazione i cittadini del Lazio saranno costretti a pagare nuove tasse: le aliquote regionali già incrementate, i nuovi ticket e, data la situazione debitoria complessiva e i tagli ai servizi operati dal governo nazionale, già con la prossima finanziaria la pressione fiscale crescerà ancora». E la beffa continua: dopo i tagli alla sanità arrivano nuove vessazioni.