«Ticket? Non siamo pronti». Assalto ai ghisa

Più di trecento operatori impegnati a rispondere alle telefonate che giungono al numero verde 02.02.02 (ieri ne sono arrivate più di 4mila) e allo 800.437.437 (5700 telefonate solamente ieri), 156 cartelli informativi dislocati nei punti strategici della città e in prossimità dei 43 varchi di accesso alla «zona rossa», pubblicità su tv locali, giornali e internet, con il sindaco che ha scritto a tutte le famiglie milanesi per spiegare motivi e modalità del nuovo provvedimento anti-smog. In vista del 2 gennaio, insomma, il Comune ha predisposto una massiccia campagna pubblicitaria. Obiettivo primario, informare almeno il 90 per cento dei cittadini che quotidianamente entrano all’interno della cerchia dei bastioni. Eppure - a meno di quattro giorni dall’entrata in vigore del ticket d’ingresso - sulla parola Ecopass aleggia ancora un grosso punto interrogativo. Passano i giorni, il 2 gennaio si avvicina e il timore di essere colti in fallo dalle 43 telecamere della cerchia si fa sempre più concreto.
E così - immersi tra «ingressi multipli agevolati» e «categorie inquinanti dei veicoli» - i milanesi si riversano negli uffici del comando dei vigili urbani di via Beccaria per cercare di trovare risposta ai loro innumerevoli interrogativi. «Ieri sono rimasto al telefono con il centralino del numero verde almeno un’ora - spiega Antonio, residente all’esterno della Ztl ma amministratore unico di una piccola azienda con sede in centro città - per cercare di capire se quando passo attraverso i varchi con l’auto aziendale sono costretto a pagare il ticket, ma non sono riusciti a darmi risposta. Così sono venuto qui in cerca di informazioni». Peccato che al comando dei vigili urbani non esista alcun «ufficio Ecopass» o, perlomeno, non è ancora stato attivato. Dove si comprano i «gratta e passa», come si deve comportare chi trasporta un invalido, come riconoscere il potere inquinante del proprio veicolo: le domande si accavallano e il vigile urbano di turno all’ingresso del comando fatica a dare risposte esaurienti a tutti. «Vorremmo poter fornire risposte chiare e precise a chiunque - spiega Roberto Miglio, rappresentante sindacale delle Rsu della polizia locale -, ma tutto dipende dalla buona volontà e dalle conoscenze del vigile urbano di turno». E basta sostare non più di una mezz’ora davanti all’ingresso del comando per rendersi conto della situazione: una lunga fila di persone - rigorosamente con libretto di circolazione alla mano - attende il proprio turno per cercare di fugare qualsiasi dubbio: «Sono proprietario di un’autovettura storica, quanto pago?», «abito all’interno della cerchia ma per lavoro passo sotto le telecamere almeno 4 o 5 volte al giorno: devo pagare 5 ticket?», «ho il contrassegno per il trasporto di un invalido, cosa devo fare?», sono solo alcuni degli interrogativi. Per non parlare di chi milanese lo è solamente di adozione, come i numerosi abitanti della comunità cinese di Chinatown. «Ma è vero che devo pagare per andare al lavoro» si interroga un giovane con gli occhi a mandorla, in un italiano stentatissimo. Perché il 2 gennaio si avvicina anche per loro.