Ticket sulle tangenziali, Penati alla cassa

Gianandrea Zagato

Tangenziali, la Provincia farà pagare il pedaggio. Filippo Penati vuole mettere infatti a reddito quei settantatrè chilometri virgola ottocento metri che, ogni giorno, registrano qualcosa come trecentosettantacinquemila e passa veicoli in transito: fiume di auto e di camion che il presidente della Provincia intende moltiplicare per «ics» cent a chilometro. Risultato? Una montagna di denaro cash.
Prospettiva «non lontana» fanno sapere da Palazzo Isimbardi, dove auspicano così «un utilizzo della rete autostradale, tangenziali comprese, in maniera più equa per gli utenti e più razionale quindi in termini di funzionalità della circolazione». Virgolettato comprensibilmente paludato, quello firmato dall’assessorato alla Mobilità, che per gli automobilisti si traduce semplicemente in un nuovo balzello. Piano che, confida l’assessore Paolo Matteucci, «è già nella mia agenda, naturalmente con altri temi».
Ma «altri temi» a parte, come racconta l’amministratore delegato di Serravalle - concessionaria della A7 (Milano-Genova) e delle tre tangenziali milanesi (Ovest, Est e Nord) - il progetto è destinato a diventare realtà a breve, «entro tre, quattro anni con tanto di agevolazioni per i camionisti in transito di notte e per i pendolari». Sconti che Massimo Di Marco definisce «tariffe differenziate» e che «per ora sono solo delle ipotesi» contenute, tra l’altro, in un dossier siglato dall’università di Pavia, dove si analizza il road pricing con l’obiettivo di «porre un freno agli effetti negativi del traffico».
Obiettivo che, secondo la riflessione degli amministratori di Palazzo Isimbardi e della partecipata Serravalle, va di pari passo con la pollution charge voluta dal sindaco di Milano, Letizia Moratti: «Idea interessante e concetto giusto» dichiara a questo proposito l’assessore provinciale Pietro Mezzi perché «non c’è la volontà di imporre una tassa ma di colpire chi inquina». Un calo delle emissioni inquinanti del venti per cento che s’accompagna, secondo le stime fornite dagli analisti a Palazzo Marino, a un drastico taglio del trenta per cento delle macchine dei pendolari che entrano a Milano.
Contributo, quest’ultimo, alla fluidificazione del traffico dentro il capoluogo ambrosiano reso possibile in simbiosi non solo dai cinquantanove varchi d’ingresso che il Comune vuole allestire ma pure dal sistema di pedaggio agli svincoli delle tangenziali ipotizzato da Serravalle. Collaborazione all’esazione dunque, con tanto di colonnine collegate al sistema di monitoraggio che registrano il passaggio dei veicoli - 79 per cento leggeri e 21 per cento pesanti - ad ogni ingresso e uscita dalla rete e, quindi, di conseguenza addebito all’automobilista, «sapendo che le tre tangenziali milanesi sono una rete "aperta" e che è inapplicabile la soluzione utilizzata sulle autostrade svizzere, tedesche e austriache dei tagliandi pre-pagati» dicono dalla direzione di Serravalle. Sistema elettronico di pagamento che «eviterebbe ingorghi alle barriere e vie di fuga attraverso gli svincoli non paganti».
Ma pure, avverte Di Marco, «sistema di equità»: «Chi percorre le autostrade già paga un pedaggio, mentre chi entra ed esce sulle tre tangenziali non versa nemmeno un cent». Opinione che Palazzo Isimbardi condivide e, poi, con quella montagna di soldi Penati potrà investire sul nuovo progetto del futuro, la Grande Serravalle. Ma questa è un’altra storia.