Tiene il bebè morto un mese nell’armadio

La donna, una romena di ventotto anni, aveva nascosto il corpicino nella casa dell’anziano a cui faceva da badante

Igor Traboni

da Frosinone

Per quaranta giorni ha tenuto nascosto il corpicino del suo bambino dentro un armadio, dopo averlo partorito da sola, nella casa di un anziano dove lavorava come badante. Un piccolo che probabilmente era ancora vivo (ma sarà l’esame necroscopico a chiarire il dubbio) quando la mamma, una romena di 28 anni, lo ha infilato in un sacchetto della spesa e poi l’ha chiuso in uno zainetto che teneva in un armadio a pochi metri dal suo letto.
La tragica vicenda è stata scoperta nel tardo pomeriggio di domenica scorsa, quando un medico di Alatri, paese a dieci chilometri da Frosinone, è andato a trovare il padre, ottantenne. In casa si respirava un tanfo incredibile e il medico è entrato nella camera della badante, assente perché quello era il suo giorno libero, per controllare meglio. Quando ha aperto l’armadio, la drammatica scoperta del corpicino, già in avanzato stato di decomposizione. Tanto che nemmeno il medico legale è riuscito a stabilire se il cadavere sia quello di un maschietto o di una femmina.
Il resto stanno cercando di appurarlo le indagini dei carabinieri che all’alba di ieri hanno rintracciato e arrestato Ana Maria Chirigiu, 28 anni, romena, badante, senza permesso di soggiorno. La donna probabilmente aveva capito di essere stata scoperta perché aveva riempito un paio di borsoni con le sue povere cose, in un tentativo di fuga, subito bloccato.
L’accusa, formalizzata dal sostituto procuratore della Repubblica di Frosinone Tonino Di Bona, è quella di infanticidio e occultamento di cadavere.
La donna, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, era arrivata in Italia nell’aprile scorso per lavorare come donna di servizio presso una famiglia ciociara. Da luglio, invece, badava all’anziano di Alatri, comunque autosufficiente. Il figlio del pensionato aveva forse intuito lo stato di gravidanza, ma la donna aveva risposto alle sue domande giustificandosi così: «Sono ingrassata perché qui in Italia si mangia tanto e bene». Interrogata in caserma, prima di essere trasferita nel carcere di Rebibbia, la donna ha detto di non ricordare se il bambino fosse nato vivo o morto e di non aver parlato con nessuno della gravidanza perché «avevo paura di non riuscire a crescerlo. Ho altri due figli in Romania e sono separata».
Anche i vicini di casa, in un complesso residenziale più che dignitoso, non si erano accorti di nulla: la giovane donna era sempre molto riservata, riordinava l’appartamento, usciva per la spesa ma non si faceva mai vedere in compagnia di uomini. tanto meno con qualcuno dei connazionali della folta colonia di stranieri presente in Ciociaria. Dalle indagini è risultato che la donna in Romania è sposata e ha due figli. In Italia sarebbe arrivata un anno fa come clandestina e tale è rimasta.