Tiepolo censurato: risparmiateci i bacchettoni

S econdo il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti, l’iniziativa di occultare un seno della Verità va attribuita «a coloro che hanno cura dell’immagine di Berlusconi». (La Verità, lo ricordo per inciso, è la figura femminile seminuda d’un affresco che sta alle spalle del Cavaliere durante le sue conferenze stampa). La cura non è mancata, questo è certo, e nemmeno altro. Gli attenti custodi dell’immagine hanno da par loro immaginato che i telespettatori fossero infastiditi o irritati se, mentre il presidente del Consiglio enunciava decisioni e programmi, un capezzolo malandrino s’insinuava nell’inquadratura. E fosse pure un capezzolo firmato da Giambattista Tiepolo. Un ritocco veloce avrebbe attenuato anche se non eliminato i motivi di turbamento. Quelli, per intenderci, dei moralisti arcigni, volgarmente qualificati come bacchettoni. Restano invece i motivi di turbamento di tanti altri italiani che non hanno in simpatia le «polizie religiose» imperversanti a Teheran o a Riad, e che accreditano gli addetti alle Alte Autorità di incombenze serie.
Non vorrei aver l’aria d’attribuire a questo episodietto un rilievo immeritato. Penso con raccapriccio al possibile bla bla bla altezzoso sul degrado del senso artistico nazionale e sull’oltraggio ai valori culturali. La Polemica, il Dibattito, risparmiamoceli. Ma due segnali del vivere di sempre e del vivere d’oggi mi sembra emergano con chiarezza dalla vicenda tiepolesca.
Il vivere di sempre. Ossia l’eccesso di zelo. Mentre intasano i focolari degli italiani, inclusi i più devoti alla Chiesa, storie e pubblicità televisive gremite di sconcezze, mentre ogni settimanale di gossip ostenta natiche e tette a tonnellate, mentre il linguaggio degli adolescenti include quasi soltanto parolacce, i pii vigilantes di Palazzo Chigi sono in ansia per via del Tiepolo. Quasi peggio - come insensibilità - di coloro che cinquecento anni fa posero i braghettoni ai nudi michelagioleschi della Cappella Sistina.
Il vivere di oggi. Ossia l’idea che solo la televisione sia determinante, solo ciò che da essa viene filtrato e rilanciato meriti attenzione. L’umanità si divide tra coloro che bucano il video e coloro che non lo bucano. Competenza, efficienza, onestà vengono dopo. Berlusconi, riferiscono le cronache, ha rimproverato il «governatore» del Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, perché non ha sempre «un codazzo di telecamere al seguito, come Bassolino». Non era il caso che invece lo elogiasse? E non è il caso che i suoi esperti dell'immagine si diano una calmata?