Il tifo di colonnelli e militanti: «Angelino diventerà premier»

Non sono certo applausi di circostanza quelli riservati ad Angelino Alfano (nella foto Lapresse) sotto il tendone di Mirabello. Qui dove si celebra la festa del Pdl organizzata dalla premiata ditta Gasparri-La Russa, qui dove la destra ha scritto tante pagine della sua storia, qui dove la percentuale degli ex An ribalta a proprio favore la vecchia proporzione 70-30, non ci sarebbe probabilmente neppure la necessità di una votazione per determinare gli umori della platea. Il neo-segretario è accolto come un leader naturale da quasi tutti gli ex colonnelli di An e vissuto da un popolo naturalmente legato alla destra come il vero portatore di una speranza per il futuro.
A Mirabello, luogo metaforico della destra italiana, dove si raccolgono tanti dirigenti che si autodefiniscono «portatori sani di militanza», il profilo di un giovane capace di ascoltare e incarnare valori provenienti da lontano, in primis il desiderio di legalità, accende speranze di rilancio tra coloro che ancora portano i segni della delusione per le recenti sconfitte elettorali. «Berlusconi ha dimostrato con le sue scelte che ci sarà un partito anche dopo di lui» riflette Ignazio La Russa. Gli fa eco Maurizio Gasparri: «La scelta di Alfano è la prova che il premier fa sul serio e non vuole consegnare il Pdl a una confusa fase di transizione. Ha aperto una strada e un dibattito democratico e la risposta di tutti, al Consiglio Nazionale e qui a Mirabello, è stata entusiasta. Le sue parole si sposano bene con quell’idea di militanza e fisicità, intesa come rapporto con la base e l’elettorato, che è la nostra parola d’ordine. Senza sottovalutare la richiesta di legalità che ha sposato con convinzione e non da oggi». Sulle prospettive per la premiership il presidente dei senatori Pdl vede «cinque possibili candidati: Casini, Maroni, Alfano, Formigoni e Tremonti. Casini, però, potrebbe puntare al Quirinale, Maroni forse è ancora troppo connotato territorialmente, Tremonti non si pone mai il problema del consenso. Restano Formigoni e Alfano». E se in serata anche l’ala berlusconiana, con la portavoce dei 40enni Michela Vittoria Brambilla, dirà sì «alla libera competizione», su una corsa a due tra il governatore della Lombardia e il neo-segretario punta anche il vicecapogruppo vicario, Massimo Corsaro: «Formigoni lo conosco bene per la sua capacità di governo, è un fuoriclasse. Ma Alfano, anche grazie al fattore anagrafico, probabilmente è maggiormente in grado di intercettare la voglia di cambiamento». Con una previsione e da un azzardo alla ruota dell’ottimismo: «Se dovessi scommettere un euro sulle scelte del futuro? Direi Alfano premier e Casini presidente della Repubblica».
FdF