Tifosi denunciano la Fia «Trattamento sleale»

E in aeroporto i dipendenti delle squadre nascondono i propri marchi

C’è un aspetto che caratterizza i vagabondi della F1: la fierezza. L’orgoglio di andare in giro per il mondo griffati con il logo delle scuderie d’appartenenza. Ebbene: lunedì mattina in aeroporto, nel fuggi fuggi generale dal mondo un po’ eastern e un po’ incacchiato del dopo Indy, tecnici, meccanici, ingegneri e pierre dei sette team coinvolti nel ritiro di massa, potendo, hanno preferito viaggiare in incognito. Obiettivo: non dare nell’occhio ai tifosi beffati giunti da tutta America e, come loro, in fila al check-in. Una volta sarebbero stati autografi, stavolta potevano essere schiaffoni. «E dire che per contratto – confida uno – siamo obbligati a viaggiare in divisa, stavolta, però, i boss del team l’hanno sconsigliato». E un tecnico della Toyota, sorpreso con una scritta di troppo: «Ma sì, fa lo stesso, e se prendo due schiaffi da un tifoso, in fondo ci sta anche...». Solo un team ha viaggiato fieramente avvolto di scritte e logo: quale? La Ferrari.
Nessuno ha tirato schiaffi. Ma potrebbe finire peggio. Larry Bowers, appassionato di motori di Colorado Springs, dal 2000 segue dal vivo il Gp Usa. E per domenica aveva acquistato, come al solito, cinque biglietti – 500 dollari – oltre a pagare viaggio, vitto e alloggio. Dopo la delusione, Bowers è passato ai fatti. Ieri si è rivolto all’avvocato William Bock e ha denunciato al Tribunale di Indianapolis, Fia, F1 Group, F1 Administration, Michelin e Speedway (il circuito di Indy). «Abbiamo ricevuto un trattamento sleale», ha chiarito.
Bowers chiede il rimborso di tutte le spese sostenute. E fa sul serio. Come James Miller e William Daniels: stessa denuncia, al Tribunale di Marion (Indiana). In breve, si sta passando da una causa individuale a quella che in America chiamano «class action», azione collettiva: e il Tribunale sarà obbligato a pronunciarsi in merito.
Allo Speedway fanno marcia indietro: «Quelli che hanno rinnovato il biglietto per il 2006 sono più di quanti hanno chiesto rimborsi (e per chi ha fretta, biglietti gratis per assistere a una gara Irl a Cleveland)». L’amministrazione del circuito sceglie la linea morbida, e non esclude che il Mondiale ritorni a Indy anche nel 2006, gli stessi albergatori e commercianti locali lo chiedono, visto l’indotto da 100 milioni di dollari.
Unica certezza: le accuse ufficiali ai team ribelli pubblicate ieri dalla Fia. Incapacità di avere gomme adeguate; rifiuto di gareggiare, salvo modifica del circuito; accordo illecito sul ritiro di massa; violazione dell’art. 131 sull’obbligo delle squadre di informare i commissari di gara riguardo l’impossibilità di correre. Decisione finale a Parigi, il 29 giugno.
E Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari: «Vincendo, abbiamo tenuto alto il nome dell’automobilismo. Di tutto il resto si è parlato anche troppo». Impossibile dargli torto.

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