«Tifosi, please siate ironici e vincere sarà più bello»

Non c’è solo Balotelli. Ma c’è tanto di Balotelli. D’accordo un po’ riduttivo per una partita dalla tradizione nobile. Ma tutto si può dire, tranne che questo Juve-Inter abbia quel tanto di nobiltà. Leggere la classifica per capire, dare un’occhiata alle ultime avventure in Champions del nostro pallone per farsene una ragione. Inutile riassumere il dibattito sul massimo sistema: i cori contro Balotelli sono razzisti o no?
Vero che dirigenti e calciatori hanno cercato di riportarci tutti all’amata logica della palla è rotonda. Ma per capire che oggi è quadrata più che mai, basta annusare la puzza di bruciato che arriva dalle rivelazioni di un ex guardalinee, oppure rileggersi quelle pennellate di italianità ieri regalate da L’Equipe, il quotidiano sportivo francese che, in mezza pagina, ha raccontato il Balotelli che ci piace (dovrebbe) piacere tanto, attraverso le parole della sorella e del suo primo allenatore. E cosa si ricorda il mister, al secolo Giovanni Valenti? «’è un negher, sentivamo dire qualche volta in dialetto bresciano». E a Padova dove giocò la prima partita in serie C1 con il Lumezzane, a 15 anni? «Fu una grandine di cori razzisti». Senza dimenticare che i genitori delle squadre avversarie, un po’ indispettiti perché il tipo sul campo era niente male, si consolavano così: «Questi africani, non sai mai quanti anni hanno!».
Eppoi stiamo a discutere sul carattere e l’antipatia del soggetto? Evidentemente Balotelli attira cattivi pensieri più di Sissoko o Seedorf, più di Ronaldinho e Muntari. Sarà antipatico, è nero (o negro), ispira il coro del tutti contro uno e stasera gli juventini (ovvio il solito gruppetto, come si suol dire) si morderanno la lingua o si limiteranno ai fischi, se proprio vorranno sentirsi gentlemen. E noi, spettatori tv e in tribuna, saremo come i guardoni dal buco della serratura. La Juve intesa come società e giocatori ha già steso il miglior cordone sanitario possibile: un altro giro di coretti e finisce male. Il presidente Blanc non ha smesso di appellarsi al buon senso e alla sportività del tempo che fu (mai troppo spinta, per il vero). Petrucci, il presidente del Coni, invece, ha rimesso in riga Moratti e chi pensa che siano i giocatori a decidere circa le sospensioni delle partite. «Le regole sono chiare. Basta applicarle. La decisione spetta all’arbitro». Sissoko calzerà un paio di scarpe, che richiameranno alla lotta contro il razzismo e, nel caso, contro Balotelli. Il liceo di Arezzo, che aveva deciso di intitolare per un giorno la scuola a Supermario, ha deciso per la par condicio: la scuola sarà intitolata a Balotelli e Sissoko. Per certi versi in Italia siamo sempre democristiani. E, dice la tradizione di queste sfide, sono più le paure che i misfatti. Speriamo non cambi il trend.
Il resto sarà contorno. Sì, anche Juve-Inter, perché, maledetta la strapotenza finanziaria di Moratti, qualunque sia il risultato, sarà comunque un successo per l’Inter. Il suo campionato non cambierà di una virgola. Quello della Juve affonderà o troverà un minimo di respiro, ma nessuna certezza. Ferrara annuncia: «Dobbiamo fare la partita perfetta». E tanto basta per capire la difficoltà dell’impresa. Mourinho dice le solite cose: all’Inter interessa la Champions. Sì, stavolta neppure Moratti potrà dire che uno scudetto vale più della Champions. L’Inter stasera giocherà a cuor leggero. Senza fraintendere: nessuno molla volentieri la partita. E nel dopo calciopoli siamo fermi a due pareggi. Ma chi mai potrebbe meravigliarsi se arrivasse il terzo?
E se all’Inter mancherà Maicon (respinto il ricorso), la Juve ci riproverà con Amauri e Del Piero che, insieme, non fanno più paura di Milito da solo. Ecco, se vogliamo avere un’idea della supersfida (un po’ di retorica non guasta) prendiamola così: un Milito per due della Juve, Diego c’è e Snejider no, il centrocampo bianconero fa pari con quello nerazzurro, Buffon e Julio Cesar non sono perfetti, ma ogni tanto miracolosi. E oggi Balotelli fa più danni di Eto’o e chissà che Mourinho non si diverta a rimandare in tilt la difesa della Juve. Risultato? Il gioco del pallone talvolta riesce ad essere più imprevedibile del gioco delle figurine.