Tifosi in rivolta contro Novellino e Marotta

(...) i supporters della gradinata Sud. I gruppi organizzati del tifo, Ultras Tito e Fedelissimi, gli irriducibili che non lasciano mai la squadra, quelli che la incitano in ogni momento ed in ogni luogo hanno deciso di aprire così questa partita. Così, proprio come se Sampdoria-Parma fosse stata una partita importante per una classifica di vertice, per un traguardo ambizioso, la Sud e lo stadio intero hanno deciso di sostenere quei colori senza dedicare nessun coro ai giocatori, rei di non giocare col cuore. Neanche nel momento in cui lo speaker del «Ferraris» dettava i nomi di battesimo dei giocatori attendendo, invano, di sentire lo stadio farne rimbombare i cognomi, la Sud si è smossa dalle posizioni già espresse in settimana. Solo un «Doria, Doria», scandito così bene e forte da far scorrere i brividi sulla pelle.
Dopo questo tributo, ti aspetti una squadra carica a tal punto da mettere sotto chiunque. Nel primo tempo la Sampdoria c'è più che in altre gare, ma la pericolosità della squadra in attacco non si vede. La prima occasione è al 15' quando Colombo spizzica per Diana che sbaglia il bersaglio e manda la palla lontano dallo specchio. La Samp costruisce ma fa fatica. Il Parma, non ha fretta, aspetta e, complice un errore di Zenoni, che in area di rigore sbaglia un passaggio corto a Sala (28'), per poco non ne approfitta con Antonioli che con un colpo di reni salva su un bel tiro a girare di Marchionni. La Sud non molla, canta sempre più forte «Fino alla morte, innalziamo i nostri colori», e anche dagli altri settori dello stadio l'appoggio non manca: il gioco non è quello dei bei tempi ma una certa ripresa si nota. Al 40' una punizione di Volpi dalla trequarti arriva a centro area: dopo una mischia Flachi raccoglie e indovina l'angolo giusto. 1-0 e stadio in delirio.
Il pubblico pensa che finalmente il peggio sia passato e, per una volta si passa un intervallo sereno. Ma la ripresa si apre con l'errore di Diana che si lascia scappare Bonera e lo mette a terra. Rigore e 1-1 di Corradi. A questo punto cala il sipario sulla Sampdoria che viene martoriata dalle azioni parmigiane, con undici giocatori, quelli di Novellino, che si limitano a svolgere il compitino e pochi in modo degno, senza osare. Anche il tecnico si accorge della situazione, corre ai ripari mettendo Dalla Bona mentre il pubblico di distinti e tribuna comincia a rumoreggiare, Novellino la definisce «una trasformazione incredibile ed impensabile. Ho messo Dalla Bona per coprirmi. Per la prima volta - confessa il tecnico - gridavo ai miei giocatori che anche il pari mi sarebbe andato bene, ma la squadra non reagiva». Neanche una conclusione dalle parti di Bucci, nella ripresa. Quasi allo scadere con la difesa immobile, Marchionni serve Bresciano a centro area con il parmense che in solitudine, è bravo a chiudere sul primo palo infilando Antonioli. Lo stadio, diviso nell'ultimo quartodora tra fischi e cori di incoraggiamento, fa esplodere la sua rabbia. Fischi a pioggia e tanto nervosismo, la coreografia di inizio gara si trasforma nello striscione «Ovunque vi sosteniamo, ma sotto la curva non vi vogliamo» sintetizzando in pieno lo stato d'animo di una tifoseria probabilmente troppo buona nel tempo, che non ha mai criticato le prestazioni della squadra.
Qualche tifoso si raccoglie dietro alla panchina di Novellino, in molti fuori dall'uscita degli spogliatoi di Corso De Stefanis. Mentre Garrone seduto in tribuna, scuro in volto, legge la nuova e più preoccupante classifica, un gruppetto di Ultras riesce ad incontrare squadra, allenatore insieme a Beppe Marotta, si tenta di cercare la via del dialogo ma la rabbia è forte e all'indirizzo dei giocatori partono solo cori di insulto. L'amarezza del momento è tutta nelle parole di Marotta: «La ritengo una contestazione giusta, anche nei modi - commenta -. Abbiamo tentato di confrontarci con il pubblico ma non era il momento migliore. Il loro comportamento è comprensibile, anche i giocatori devono capire i sacrifici che tanti tifosi fanno per seguire la squadra e come si contesta a teatro, è legittimo che contesti chi paga il biglietto». Il direttore generale non nasconde la paura di una retrocessione: «A questo punto saremo irresponsabili se non pensassimo a questo pericolo - spiega -. Il problema è l'allenatore? Assolutamente no, qui c'è un blocco psicologico che non permette alla squadra di esprimersi come dovrebbe. Il gioco la squadra lo esprime». Sulla stessa riga anche Novellino: «Ho visto un primo tempo stupendo - dice il tecnico -. Non riesco a capacitarmi della trasformazione nel secondo tempo. È un problema di testa, siamo troppo contratti». Vistosamente frastornato dalla situazione, Novellino si lascia andare: «Non vedo l'ora che questa stagione finisca - commenta -. Ci rendiamo conto della situazione, anche i giocatori, ve lo garantisco. A questo punto, saranno determinanti le partite con Lecce ed Udinese in casa, ma non facciamo la situazione più grave di quello che è, la classifica è ancora buona». Poi tra la contestazione di circa 250 tifosi posizionati in corso De Stefanis, la squadra esce senza che si creino ulteriori tensioni. Nella pagina più triste che si potesse scrivere dall'avvento della gestione