Tiger, che furbetto: va in buca anche con le scuse

Tiger Woods la vendetta. Potrebbe essere il titolo di un serial colossale che Avatar se lo scorda. Ieri mattina alle ore 11 la prima, alla presenza di sette giornalisti, privilegiati, scelti appositamente. Alle loro spalle telecamere e microfoni di e da ogni dove, una copertura live (anche su Youtube) pari a quella riservata soltanto ai discorsi presidenziali, per gli americani oggi Tiger Woods parlante vale Barack Obama regnante. L’America si è fermata, la mazza d’oro più veloce degli States è tornata a parlare, non a giocare. Ha convocato una conferenza stampa per spiegare tutti i particolari di cronaca, non quelli squisitamente sessuali ai quali hanno già provveduto le sue conquiste in numero progressivo da uno a cento.
«Chiedo scusa per il mio comportamento irresponsabile ed egoista, sono stato infedele a mia moglie, ho avuto delle relazioni con altre donne e sono profondamente pentito. Ma non ci sono mai stati atti di violenza fra me ed Elin, mia moglie. Tornerò a giocare, ma non so ancora quando. Chiedo scusa a tutti, a quelli che ho deluso, alla mia famiglia, al mio staff, ai milioni di bambini che tifavano per me. Mia moglie merita soltanto elogi e nessuna critica, sono io e le mie azioni da criticare. Sto cercando di cambiare vita, sono in cura e sto facendo i primi passi per un’esistenza che abbia carattere e decenza».
Tiger Woods teneva una faccia di circostanza, la sua camicia chiara senza cravatta ma abbottonata lo ha fatto sembrare quasi un predicatore o, secondo i maligni, un oratore funebre. Tiger Woods è uno dall’occhio lacrimevole ma fino, sa quando e dove andare in buca e non siate maliziosi nella lettura e nelle insinuazioni. Lo ha fatto con una scelta di tempo e di campo davvero da special one. Si è informato se per caso fossero in programma tornei, manifestazioni, raduni golfistici di interesse nazionale se non mondiale, ha consultato la propria agenda di appuntamenti e ha provveduto a fissare in data odierna, proprio alle ore cinque del pomeriggio la conferenza. Per evitare conflitti e contemporaneità con altri eventi? Oh no, please, così ha voluto il perfido, la tigre vendicatrice. Infatti mentre mister Woods ha preso a raccontarsi dinanzi ai sette giornalisti ai quali ha imposto, con garbo tipicamente democratico, di non fare domande pena l’espulsione e la conclusione immediata dell’incontro, nello stesso istante e nello stesso sito, aveva inizio al Ritz Carlton Golf Club di Dove Mountain, in Arizona là dove una volta cantavano le Colt, il World Champions Match Play Accenture, non una robetta da minigolf per turisti ma un torneo con ricchi premi e cotillons, roba grossa che per i professionisti rappresenta uno dei tanti alberi della cuccagna. È andata a finire che l’attenzione di stampa e pubblico si è concentrata nella sala dove Woods soliloquiava mentre sul campo i golfisti praticavano e giocavano solitari, senza un solo cronista o cameraman al seguito.
Controllate con attenzione il nome della ditta che patrocina l’avvenimento: l’Accenture è un gruppo multinazionale che si occupa di consulenza aziendale. Conta centoquarantaquattromila dipendenti, ha un fatturato di ventuno miliardi e cinquantotto milioni di euro, nasce alle Bermuda e ha sede in Irlanda. Sono luoghi paradisiaci, per vivere e scaricare il logorio della vita moderna e, volendo, anche le tasse. Il suo motto dice «High performance delivered». Tradotto per noi sta per «Alta prestazione ottenuta».
Qualsiasi riferimento a mister Woods deve essere puramente voluto, sia per le performance sul green che quelle sul bed. Quando è esploso lo scandalo sessuale di Woods, con le mazzate della moglie e le rivelazioni delle amanti varie e multidotate, l’Accenture è stato il primo sponsor a squagliarsela, giustificando la propria rinuncia per motivi etici, di immagine, uno così non poteva più essere testimonial dell’azienda nonostante il motto, l’alta prestazione ottenuta aveva altri fini, per i clienti e le clienti.
Tiger Woods deve aver riflettuto a lungo sui propri errori di mira, nel periodo di convalescenza in una clinica di disintossicazione dal sesso ha capito che farlo è bello ma rifarlo e rifarlo può avere conseguenze perniciose non al fisico, nel caso suo possente, scultoreo, bronzeo, ma al cosiddetto look e, di conseguenza, al conto in banca. Sembra che lo scandalo sia costato e costerà ancora almeno 50 milioni di dollari al Nostro caro Tiger, tra tornei e sponsor persi, avvocati, pubblicità radiotelevisive, insomma un colpo di mazza al portafoglio. E allora lui vuole prendere alcune sapienti precauzioni, con vendette accluse. Così ha incominciato il suo percorso vendicatore, la moglie che prima lo aveva mazzolato e poi gli ha curato le ammaccature e il cuore (tanto che avrebbe riaccolto Tiger a casa poche ore dopo la diretta tv), gli ha suggerito di riprendersi il dovuto e, in caso negativo, di fare del male e chi ha approfittato dei suoi guai. L’Accenture è il primo della lista, le altre aziende stanno controllando l’agenda. Si replica, senza lacrime.