Tiger non basta più a trainare il golf Usa

9 a Tiger Woods. Divino. A Ginevra, nel mega tunnel del Cern, tremila scienziati hanno cercato la «particella di Dio». Trovate invece solo tracce del Dna di Tiger.
5 al golf americano. In crisi. Per la quarta volta negli ultimi sei anni, lo Us Amateur Champion non è un golfista di casa e per la prima volta nella storia il numero dei giocatori americani non solo non è salito, ma è addirittura sceso. E tutto nonostante l'effetto-trainante di Tiger (che per la moltiplicazione dei pani e dei pesci si deve ancora attrezzare, evidentemente...).
8 a Francesco Molinari. Impagabile. Il voto alto non è solo per l'ottimo secondo posto ottenuto in Germania. No. È anche per il bell’esempio di composta italianità che porta in giro per il mondo. Bravo!
7 ad Anais Nin. Moderna. Dalla straordinaria autrice, un incoraggiamento per i giocatori europei e il loro capitano, impegnati questa settimana nella Ryder Cup contro gli Stati Uniti: «Se una persona vede solo giganti, vuol dire che guarda ancora con occhi di bambino».
10 alla Ryder Cup. Incorruttibile. In un mondo in cui il Dio Denaro la fa da padrone e in un’epoca in cui persino i legami sentimentali sono dettati dalla regola del «No Money, No Honey», la Ryder Cup ci deve infondere speranza. Pur senza montepremi, è infatti la gara di golf più prestigiosa. Forse non tutto allora è sottomesso al danè.