Tilson Thomas, Youtube e Beethoven

Michael Tilson Thomas - il direttore d’orchestra che in America gode di una popolarità senza pari, mentre da noi molto meno, a causa delle sue rare apparizioni in Europa - fisicamente ha qualcosa di Richard Gere. Simpatico come Gere, anche se meno bello del noto attore, come lui è elegante e comunicativo; impegnato in cause umanitarie e progetti educativi. Professionalmente, invece, ha molto di Leonard Bernstein, e non è la prima volta che vien fatto tale accostamento. Del grande direttore-compositore incarna una certa «americanità» che lo vuole versatile artefice di progetti musicali rivolti ai giovani, aperto nelle scelte di repertorio, per nulla timoroso di fronte alle nuove avventure offerte dalla tecnologia.
Sono trent’anni dall’ultima volta che ha diretto l’orchestra dell'Accademia, mutata radicalmente nella formazione e forse anche migliorata. Ma nel nuovo Auditorium di Renzo Piano ha fatto tappa, l'ultima volta, cinque anni fa accompagnando la sua «New World Symphony Orchestra», uno dei suoi più recenti impegni a favore dei giovani musicisti. Orchestra «di formazione» che ha come scopo principale quello di formare i giovani alla professione di orchestrali.
Tilson Thomas s’è fatto anche coinvolgere nel recente progetto della «Youtube Symphony Orchestra», in perfetta sintonia con il compositore cinese Tan Dun. L’orchestra, creata attraverso selezioni audio-video effettuate tramite Youtube, si è riunita per suonare fisicamente insieme, la scorsa primavera a New York, sotto la sua direzione.
Tutto ciò non vuol dire però che Tilson Thomas sia un «irregolare», nel mondo della musica. No, è regolarissimo. Ha diretto le più grandi orchestre, con alcune delle quali mantiene un rapporto privilegiato (con la San Francisco Symphony Orchestra sta incidendo tutte le Sinfonie dei Gustav Mahler, e con la London Symphony ha fatto dischi e parecchie tournée in Europa e America). Ha fatto anche solidi studi e ha vinto il prestigioso premio per direttori «Serge Koussevitzki», a Tanglewood, lo stesso premio che hanno vinto i nostri Claudio Abbado e Bruno Aprea. E perciò torna spesso, di diritto, al grande repertorio sinfonico, come fa ora a Roma, proponendo la Sinfonia n. 9 di Beethoven (solisti: Anita Watson, soprano, Andrea Baker mezzosoprano, Simon O’Neill tenore e Kwangchul Youn, basso). In apertura di concerto, una sua breve composizione per ensemble di 12 ottoni, dal titolo Street Song - tre canzoni popolari rielaborate - dedicata all’Empire Brass Quintet
Auditorium. Sala Santa Cecilia. Oggi alle 18. Lunedì 30 (ore 21) e martedì primo dicembre (ore 19.30). Info: 06.8082058.