Tim Burton: "Depp? Non ho mai diretto un camaleonte così"

Il regista a Roma per il lancio di "Sweeney Todd": "È vero che c’è tanto sangue, ma nulla è realistico"

Roma - Mettete insieme il genio visionario di Tim Burton, la sanguigna (in tutti sensi) interpretazione di Johnny Depp, il pluripremiato musical di Stephen Sondheim, una Londra ottocentesca dark ricostruita magistralmente da Dante Ferretti, e avrete uno dei più macabri musical: Sweeney Todd. La Warner lo farà uscire in Italia il 22 febbraio forte della vittoria di due Golden Globe e delle tre fresche nomination agli Oscar (miglior attore protagonista Depp, scenografie di Ferretti e costumi). Intanto, reduce da un tour promozionale europeo, il regista Tim Burton è giunto a Roma per incontrare prima la stampa e poi il pubblico dell'Auditorium. Burton, complice la consorte Helena Bonham Carter (la cuoca fedele e ossessiva Mrs. Nellie Lovett) e il suo attore feticcio Johnny Depp (il barbiere Benjamin Baker) qui con un frezza bianca sui capelli corvini, mette in scena, con un occhio ai vecchi horror con Peter Lorre e Boris Karloff ma anche a quelli di Mario Bava, il suo film più cupo e violento, con sgozzamenti e cadaveri ridotti in poltiglia. Tutto questo perché il barbiere, ingiustamente condannato a 15 anni di prigione, fugge per tornare a Londra e vendicarsi. «Quando ho visto la pièce teatrale - dice Burton con i suoi abituali capelli scompigliati - mi ha affascinato per la sua commistione di horror e umorismo. E poi il protagonista è di una pervertita purezza, come se Edward mani di forbice fosse diventato depresso: un cattivo diabolico e al contempo tragico. È vero che c'è tanto sangue ma nulla è realistico, tutto è catartico».

Ma siamo proprio sicuri? Non è che raccontando la Londra dell'Ottocento pensava invece ai tagliagole di Al Qaida, insinua un giornalista in cerca del solito legame con l'attualità politica. Come sempre diplomatica la risposta di Burton, Leone d'Oro alla carriera dell'ultima Mostra di Venezia: «Come tutte le favole anche Sweeney Todd conserva un elemento di attualità perché attinge alle immutabili emozioni umane. Io però affronto il tutto a livello subconscio, simbolico e non letterale. Per questo ci sono altri registi migliori di me». Sfrondato il musical di balli e cori, Sweeney Todd vede cantare solo i protagonisti tra cui, per la prima volta, Johnny Depp, qui alla sua sesta collaborazione con Burton: «La cosa che più mi piace di lui è che vuole mettersi continuamente alla prova. È il più grande camaleonte che io abbia mai diretto». Sarà contento della candidatura come miglior attore? «Gli ho mandato una mail per congratularmi: so che dentro di sé è felice, ma è così timido che starà pensando: “Azz... Ora, mi tocca andare alla cerimonia...”».