Tim Burton: «Ho imparato a disegnare con Lasseter»

da Annecy (Alta Savoia)

Ha firmato due soli film animati, ed entrambi sono capitoli fondamentali della storia del cinema di animazione. Il suo più recente lavoro, La sposa cadavere, è uno dei più bei film della scorsa stagione. Tim Burton, classe 1958, è l’anima dark più romantica del cinema contemporaneo. Scarmigliato come il suo Edward Manidiforbice («Ho abbandonato il pettine da piccolo, negli anni Settanta, è una scelta definitiva»), umbratile come il Jack Skellington di Nightmare before Christmas, il genio americano oscilla fra generi e tecniche senza farsi etichettare. Il pubblico del cinema animato lo venera con un culto di cui Annecy ha fornito una riprova: standing ovation di tremila persone nella Sala Grande del Teatro Bonlieu, dove è stato proiettato il suo quasi preistorico film a pupazzi Vincent, la storia di un bambino che sogna di essere Vincent Price.
«Non tutti sanno che le mie radici affondano negli studi al Cal Arts, la scuola di animazione che ho frequentato con compagni di corso come John Lasseter. L’esperienza alla Disney su film pieni di cliché come Red e Toby, pieni di volpi che non sapevo davvero disegnare, mi ha portato a inseguire progetti personali». Burton fin qui ha fatto ricorso alla tecnica della stop motion, i pupazzi animati mossi fotogramma per fotogramma. «Il riferimento resta l’amore per le animazioni del veterano Ray Harryhausen, un film su tutti Scontro di titani. Ora ho in preparazione due nuovi progetti animati. Potrebbero essere nuovamente realizzati con la tecnica dei pupazzi, ma non escludo il cosiddetto 3D. Non mi sono mai posto il problema della tecnologia». Per il prossimo film spazio alla maschera di Jim Carrey: «Per il 2007 conto di realizzare Believe It or Not, un film biografico sulla vita del bizzarro esploratore statunitense Robert Ripley». Accanto a Carrey dovrebbe apparire Gong Li.