Tim Robbins «ecoterrorista» anti-rumore

da Roma

Una sirena d'antifurto che ti massacra il sonno. Il rombo di una motocicletta con la marmitta modificata. Una musicaccia ad alto volume che esce da un Suv. Dite la verità: chi di voi (di noi) non ha sognato di impugnare un martello per ridurre in pezzi quelle fonti di rumori molesti? Si chiama Noise, appunto «rumore», il piccolo film indipendente di Henry Bean che lo spilungone Tim Robbins, attore oscarizzato nonché marito di Susan Sarandon, ha presentato alla Festa. Vi si racconta di un professionista newyorkese sull'orlo di una crisi di nervi. Sposato con una bella donna, non riesce più a dormire, a fare l'amore, a pensare. Il fracasso della Grande Mela lo sta facendo impazzire. Non gli resta, una sera più assordante delle altre, che passare all'azione. E ci prenderà gusto, diventando il beniamino delle folle. Diciamo Un giustiziere della notte in difesa dell'udito collettivo.
«Mi sono molto divertito a girarlo. Anche se non mi è ancora chiaro se il pazzo sia lui o noi che continuiamo a sopportare tutto questo», spiega mentre una sirena di polizia quasi copre la sua voce. «Non vorrei essere ipocrita, però. Amo il rock'n'roll e le chitarre distorte, ciò che piace a me può dar fastidio ad altri. In compenso, detesto i sensori sui paraurti posteriori, le bande di ragazzini urlanti, le marmitte svuotate, hanno a che fare con l'ego dei motociclisti». E il pianto dei bambini? «Lo sopporto, anche in aereo o di notte, specie se non viene dai miei». L'uomo è spiritoso, gioviale, i capelli sono sale e pepe ma lo sguardo è fanciullesco. «Spaccare auto con una mazza da baseball è una terapia miracolosa. Meglio che andare dall'analista», scherza.
Solo quando il discorso scivola sulla politica il tono si fa più severo. «Credo nell'obbligo di protestare, libertà significa anche respingere una guerra ingiusta fatta discendere da una bugia». Bush proprio non gli va giù. «Ha scippato due elezioni al popolo americano. Ha mentito e l'ha fatta franca». Simpatizzante di Al Gore, meno di Hillary Clinton, Robbins conduce una sua personale battaglia contro l'uso più o meno ufficiale della tortura. «Se superi una determinata soglia, prima o poi pagherai un prezzo morale altissimo». Chissà che direbbe Jack Bauer della serie 24.