Times che furono

A essere rimarchevole non è che il Times di Londra abbia criticato la magistratura italiana, ma che noi italiani riteniamo di doverlo rimarcare. Agli inglesi non importa mai nulla di eventuali critiche della nostra stampa: e non si tratta ovviamente di fare ripicche, ma di cominciare a distinguere tra chi, circa il nostro Paese, scrive sempre e solo sciocchezze e chi invece no. Fuor di tema economico e finanziario, per esempio, l’Economist e il Times non ne hanno azzeccata una da vent’anni.
L’Economist, sulla giustizia, ha cucito materiale d’accatto. Il Times scrive cose sacrosante solo oggi, con un ritardino di quindic’anni. La stampa americana è sempre stata più puntuale: il Wall Street Journal, già nel luglio 1994, diceva che «Il caotico sistema penale italiano ha profondamente bisogno di una riforma, l’uso che i magistrati hanno fatto della carcerazione preventiva dovrebbe preoccupare».
Pochi mesi prima aveva puntualizzato: «Da noi, quando una persona viene accusata, prima di scrivere è d’obbligo sentire la sua opinione». Il New York Times, nell’autunno 1993, aveva già fatto a pezzi Antonio Di Pietro. Il Times intanto taceva, o scriveva, nel 1994, che da noi stava tornando il fascismo. Sull’Economist, invece, ci scriveva Tana De Zulueta, il che basta.