Il Times: «Il vincitore? Noi l’abbiamo licenziato»

Londra. Boris Johnson ha vinto e nei commenti al successo stampa e tv britanniche sembrano soprattutto stupiti della propria incapacità di prevedere il trionfo del candidato conservatore: sono in diversi a confessare che quando Johnson si candidò, non avrebbero scommesso mezza sterlina su di lui. Lo ammette Nick Robinson, analista politico della Bbc: «Bello scherzo... ho pensato quando ho saputo che era il candidato. Be’, lo scherzo si è ritorto contro quelli che non pensavano che questa bomba bionda potesse battere l’uomo che ha sconfitto Margaret Thatcher e Tony Blair». L’Independent ricorda che all’inizio della campagna elettorale, le sorti di Johnson cominciarono a mutare quando assoldò «per una cifra imprecisata» Lynton Crosby, stratega elettorale australiano. «Qualunque cifra fosse, se l’è meritata secondo parecchi parlamentari conservatori. Johnson è stato trasformato: da un clown pronto alle gaffe a candidato disciplinato». Un candidato oltretutto che «con il suo stile naturalmente solare ha richiamato una ampia fetta di elettorato, inclusi i giovani a cui piace perché è celebre», come giornalista e come presentatore di un programma satirico. E infine, il conservatore Times ha qualcosa da rivelare sulla genesi della fortunata candidatura di Johnson. Oltre a tracciare una brevissima biografia, curiosa nella parte in cui si parla del Johnson giornalista: «Ha lavorato proprio al Times (da dove è stato buttato fuori); al Daily Telegraph; al settimanale The Spectator». Francis Elliott, vicecaporedattore politico del Times, racconta il rapporto profondo e complesso fra il neosindaco e il leader conservatore Cameron: «Poco prima di Natale, Cameron telefonò all’amico Boris Johnson: aveva dubbi sulla candidatura e voleva sapere come intendeva affrontare la campagna. Si noti, scrive il Times, che erano insieme a Eton e a Oxford, si conoscono da 25 anni, e fra i due da ragazzini era Boris il trascinatore, che forse aiutò anche David a farsi eleggere nel prestigioso club universitario, il Bullingdon. Poi però è stato Cameron ad assurgere alla fama politica e ad escludere Boris, sempre più gaffeur, dal suo primo governo ombra».