"Il timore di contagio è reale"

Parla Mario Spreafico, direttore investimenti di Citigroup Italia: "Mi aspetto mercati nervosi finché non si capirà la vera portata della crisi. Per ora nessuno la conosce"

Milano - Che cosa succederà alla riapertura dei mercati? Lo chiediamo a Mario Spreafico, direttore investimenti di Citigroup Italia, filiale dell’omonimo gruppo statunitense. «Mi aspetto - risponde - ancora del nervosismo, generato dalla situazione di incertezza».

In che senso?
«Nessuno sa, allo stato, quale sia la reale portata della crisi. Negli Stati Uniti alcune società hanno chiesto la protezione dai creditori perché incagliate con crediti subprime. Ma non è possibile ancora quantificare, capire quanto sia generalizzato il fenomeno».

Negli ultimi due giorni sono giunte notizie preoccupanti sia dalla Germania sia dall’Asia...
«Non mi stupirebbe un contagio internazionale. Il fenomeno della cartolarizzazione, e cioè della trasformazione dei crediti in titoli finanziari, fa sì che essi passino di mano velocemente, ovunque».


Preoccupato?
«Non è una crisi che investe indistintamente tutti i settori dei mercati finanziari. È circoscritta a quello del credito. Ed è una crisi che doveva scoppiare...».

Si spieghi meglio.
«Negli ultimi anni il vero business non era prendere i soldi a prestito, ma darli; questo ha comportato una progressiva leggerezza da parte di molti finanziatori, che hanno tenuto manica larga sulle garanzie. Ora la crisi servirà soprattutto a riportare il mercato in condizioni di equilibrio: negli ultimi due anni il credito è stato eccessivo».

Colpa dei tassi?
«I tassi sono stati bassi per un periodo molto lungo; ora, da due anni negli Stati Uniti, da uno in Europa il trend è al rialzo: ma i livelli sul breve sono comunque doppi rispetto a due anni fa. Il costo del debito si fa sentire, sta rallentando i fenomeni legati alla leva finanziaria, e non è più così effervescente. Il meccanismo si doveva inceppare».

Wall Street e il Nasdaq venerdì sera hanno chiuso meglio di quanto si temesse. Che cosa accadrà alla riapertura delle Borse?
«In un contesto emotivo, qual è quello di questi giorni, molto dipenderà dalle notizie che verranno diffuse. Io mi aspetto che nel corso dei prossimi giorni si possa almeno dare una fisionomia chiara alla crisi: che si possa capire, cioè, da un lato che il fenomeno dei subprime è isolato, e dall’altro che il volano del credito non può essere alimentato all’infinito. A quel punto le Borse potranno riprendere i loro trend. Ricordiamo che le condizioni delle economie reali sono buone, che le imprese industriali hanno chiuso un semestre di profitti. Non ci sono insomma avvisaglie per una correzione duratura».

Ci sono spinte ribassiste?
«Sì, proporzionali ai rialzi registrati negli ultimi 4 anni. In questi casi ci può essere la tendenza a prese di profitto generalizzate, e su questi eccessi di vendite può scattare la speculazione ribassista. Ma il fenomeno andrà ad esaurirsi».

Prudentemente ottimista, insomma?
«Sì, prudentemente ottimista».