Timori Il rebus dell’aumento «schiaccia» il Lingotto: -6,7%

Il mercato ci ha creduto, nonostante la secca smentita arrivata ieri, nel primo pomeriggio, dal Lingotto: «Non c’è allo studio alcun aumento di capitale». Intanto, però, a Piazza Affari le indiscrezioni lanciate in mattinata dall’agenzia Bloomberg avevano compiuto il loro corso: le azioni Fiat, precipitate dell’8% sotto la soglia dei 4 euro in vista di una possibile ricapitalizzazione da 2 miliardi, hanno finito per chiudere la giornata sempre in forte ribasso. La perdita, alla fine, è stata del 6,7% a 4,04 euro. Le sale operative, in pratica, hanno ritenuto non poi così tanto «destituite da ogni fondamento», come si legge nella nota del Lingotto, le voci sull’aumento di capitale che l’amministratore delegato Sergio Marchionne starebbe valutando assieme ad alcune banche.
Secondo Bloomberg, un’operazione del genere servirebbe a Fiat per migliorare la posizione finanziaria del gruppo che quest’anno ha in scadenza debiti per 4,8 miliardi. Sempre l’agenzia ricorda che il Lingotto potrebbe essere declassato allo status di junk bond e che, proprio in questi giorni, Marchionne sta definendo il finanziamento da un miliardo di euro con Unicredit, Intesa Sanpaolo e Calyon (Crédit Agricole). Il prestito sarà corrisposto in parti uguali (400 milioni) da Unicredit e Intesa Sanpaolo e per 200 milioni di euro da Calyon. «Sarà Fiat - ha precisato ieri Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo - ad annunciare la formulazione della linea di credito». «Quello che è accaduto ieri - commenta un analista - dimostra che il mercato guarda avanti almeno di tre mesi e mette in conto la necessità di un aumento di capitale nel caso le vendite di auto non dovessero dare i segnali di miglioramento auspicati. Nel terzo e nel quarto trimestre del 2008 il gruppo ha assorbito prima 1,8 e poi 1,5 miliardi di cash, per non parlare delle continue emorragie di cassa causate dalle immatricolazioni ferme e dai debiti commerciali. Non è poi da sottovalutare che il prestito in arrivo, per l’ammontare di un miliardo, è sicuramente al di sotto di quanto Marchionne avrebbe voluto ottenere (in proposito si era parlato di una cifra fra 3 e 5 miliardi, ndr)». Ieri, comunque, è stato l’intero comparto automobilistico a soffrire, con lo stoxx del settore in ribasso del 4,33%. Qualche segnale positivo, grazie all’introduzione degli incentivi alla rottamazione, comincia comunque a emergere. A sottolinearlo è il presidente di Fiat Group, Luca di Montezemolo, secondo cui «il mercato dell’auto si sta muovendo soprattutto nell’area che unisce risparmio ed ecologia». «La situazione si muove - ha aggiunto - grazie all’azione del governo». E un primo risultato c’è anche per i lavoratori di Mirafiori: un migliaio di operai addetti alla linea dell’Alfa MiTo farà una settimana in meno di cassa integrazione questo mese. I sindacati, intanto, chiedono «un tavolo permanente con il governo, la Fiat e il mondo delle imprese per affrontare la crisi» e affermano che «qualsiasi intervento a favore del settore deve prevedere un esplicito impegno delle aziende a non licenziare, a non chiudere stabilimenti e a non delocalizzare».