«Il tir giallo? Sarà contenta la Cina»

da Roma A Hollywood si erano inventati una Rolls Royce tutta gialla, e a bordo si potevano trovare divine del calibro di Ingrid Bergman e Jeanne Moreau, in compagnia di icone della bellezza virile come Alain Delon e Omar Sharif. Ma quello era un film: nella realtà italiana, più modestamente, si sta per affacciare un camion giallo canarino, e a bordo c’è Romano Prodi. Che riconosce di essere meno bello del «guaglione» Francesco Rutelli, figuriamoci di Delon. E sul Tir giallo del Professore, quello su cui percorrerà l’Italia prima per la campagna delle primarie (si parte il 7 settembre) e poi - forse - per le elezioni vere, si sono già scatenati gli sberleffi della tifoseria rivale di centrodestra. Ieri il vicepremier più battutista della compagine governativa, Giulio Tremonti, ne ha approfittato per lanciare una frecciatina velenosa. Tirando in ballo non la Rolls ma il Pericolo Giallo. «Ho letto che Prodi ha un Tir giallo - se ne è uscito chiacchierando con i cronisti a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio - se è giallo si vede che glielo pagano i cinesi». Due più due fa quattro, e visto che il candidato premier del centrosinistra da diversi mesi ha il pallino della Cina, e non fa che accusare il governo di non sapersi guadagnare l’amicizia e il business di Pechino, Tremonti ne trae le sue conclusioni. «Secondo me, cambierà i colori. Ma se va in giro con un camion giallo il messaggio è che è un agente della Cina...». La «battutaccia» fa indignare Fausto Bertinotti, competitor alle primarie ma leale col Professore. Tanto che rifiuta di commentarla: «Non cado in questa trappola - dichiara severo - non cedo a queste provocazioni». Prodi invece, presente anche lui a Cernobbio con il provocatorio Tremonti, la piglia con filosofia: «Penso fosse un modo scherzoso per continuare la polemica sulla Cina», dice. E spiega: «Il camion non l'ho ancora visto, ma è vero: è giallo. Però è un Iveco italiano con autista italiano, è un mezzo usato e mi dicono sia molto bello». E con l’Iveco e l’autista (italiano, non cinese) «vogliamo andare nelle piazze, brevemente per le primarie e più a lungo nella campagna per le politiche, e far capire chi siamo. Ho chiesto a Tremonti se aveva la patente da camionista per guidare, ma ha detto di no». Peccato, altrimenti poteva farci un giro di prova assieme al leader dell’Unione. In ogni caso il vicepremier è voluto tornare in argomento, dopo la risposta prodiana: «Non intendevo dire che i cinesi pagano il bollo o l'assicurazione - ha precisato Tremonti - ma che sono il suo sponsor ideale». Insomma, la provocazione era voluta, e viene rilanciata: «Prodi vada a fare la sua prima uscita nel Salento, a spiegare a chi vende scarpe che si devono aprire le porte ai cinesi. Le persone che perdono il lavoro o devono chiudere le aziende sapranno chi ringraziare».