Il tira e molla di un sequestro anomalo

da Milano

Sono nelle mani dei sequestratori da un mese e mezzo. Ma ancora non si capisce il perché. È un rapimento decisamente anomalo quello di Claudio Chiodi e Ivano De Capitani, i due turisti italiani trattenuti dal 21 agosto scorso in Niger da un gruppo di guerriglieri. Poi telefonate con le famiglie, promesse, rassicurazioni. «Siamo liberi», ripetevano i nostri connazionali una ventina di giorni fa, «ma non sappiamo come andarcene». «Abbiamo paura dei terreni minati, il tragitto è troppo pericoloso», dicevano una volta. «Temiamo di finire coinvolti nei combattimenti con l’esercito regolare», si giustificavano l’altra. Insomma una vicenda tutta da decifrare.
L’altro ieri, l’ennesimo bluff, almeno questo è ciò che ritiene l’unità di crisi della Farnesina.
«Li abbiamo rilasciati dieci giorni fa», affermava il capo del gruppo dei sequestratori, Issa Kell Zouar, leader del Fars (Fronte armato rivoluzionario del Sahara). Restando però sul vago: «Non sappiamo dove sono i vostri connazionali. Non sono in Italia?», domandava sornione.
Il capo dei rapitori di Chiodi e De Capitani è stato evasivo anche sul luogo del presunto rilascio preferendo non rispondere quando gli veniva chiesto se i due italiani fossero stati liberati in Niger, in Ciad o magari in Libia. «Sono stati accompagnati in un luogo sicuro», l’unica spiegazione.
Una bugia probabilmente. L’ultimo contatto con i rapiti lo hanno avuto mercoledì i familiari. Con una telefonata. «Dicono di stare bene», spiegano al nostro ministero degli Esteri. «Le trattative coi sequestratori proseguono. L’unica certezza è che non sono stati liberati».
Ma cosa vogliano i rapitori resta un mistero. O perlomeno una notizia che i nostri diplomatici preferiscono non divulgare, soprattutto dopo le recenti tensioni con le autorità nigerine.
Si tratta dunque. «I negoziati proseguono», chiarisce una fonte della Farnesina.
Intanto le famiglie incrociano le dita e sperano. Chiodi e De Capitani sono stati presi come ostaggi dai ribelli, mentre un altro gruppo di turisti rapiti poco dopo, ai confini tra il Niger e il Ciad, è stato rilasciato nel giro di poche ore.
In un primo momento, l'esercito nigerino ha compiuto ricerche per individuare il nascondiglio dei banditi, ma successivamente se n’era tirato fuori, affermando che l'Italia e gli stessi rapiti avrebbero pregiudicato gli sforzi per il rilascio incoraggiando i rapitori nelle loro richieste.