Tira solo l’affitto ma il governo non lo capisce

Il mercato immobiliare non tira più come una volta: possiamo ritenere esaurito il ciclo. Gli operatori avvertono che, per una ragione o per l'altra, l'attenzione si è spostata sull'affitto, tornato ad essere più conveniente - nonostante il peso delle imposte - in funzione dei nuovi tassi di interesse. E non siamo di fronte a una novità: negli Stati Uniti, milioni e milioni di famiglie sono tornate all'affitto, dopo aver tentato la scalata alla proprietà.
Se questa è - come è - la situazione, un governo davvero preoccupato del futuro dei cittadini (e dell'avvenire dei loro figli), si getterebbe sulla valorizzazione dell'affitto: potenziandolo, rendendolo appetibile per gli investitori, facendolo tornare conveniente - dunque - anche per chi affitta. L'affitto come risorsa, insomma (anche come via di fuga per i mutuatari in difficoltà). Invece, no: sull'esecutivo gravano pregiudizi ottocenteschi (contro il «padrone» di casa), ed esigenze clientelari (che accomunano politici, sindacalisti e costruttori) nell'indicare la soluzione (falsa) del problema nella costruzione di nuovi alloggi, quando interi quartieri sono appannaggio indiscriminato di occupanti abusivi e di senza titolo, e le città presentano centri storici vieppiù abbandonati - perlomeno dalle categorie abbienti - e caratterizzati da interi stabili vuoti. Contro la cedolare secca sugli affitti, dunque, si sono coalizzati i concreti interessi di speculatori, di politici e di sindacati all'antica: così, Prodi s'è dimenticato - anche nella sua seconda Finanziaria - della promessa (scritta) a Confedilizia. Lui ha tirato dritto, senza fornire nessuna spiegazione se non con parole che erano semplici suoni, senza senso.
Ma non è tutto. Si pensa, infatti, di mettere a regime un Catasto patrimoniale. Non solo, quindi, non si pensa al futuro, ma si considera ancora la casa come un bene sul quale gravare, forti del ritornello che i valori catastali degli immobili non rappresentano la realtà. Un tranello insidioso, nel quale cadono molti sprovveduti - ma anche sedicenti esperti. Il ragionamento, infatti, presuppone la legittimità - invece insostenibile, e impresentabile - di una tassazione ordinaria dei valori, anziché del reddito.
*presidente Confedilizia