È tirato troppo per le lunghe il viaggio della zebra e soci

L’impronta di Spielberg affiora anche da produttore, come nel film d’animazione Madagascar di Eric Darnell e Tom McGrath, ma l’idea di fondo - rispedire animali d’origine africana in Africa e farli approdare in Madagascar - allude al progetto ottocentesco di rimandare gli schiavi nel continente d’origine. Allusione che confluisce in quella al progetto tedesco di convogliare l’emigrazione ebraica in Madagascar, che nel 1939 s’arenò per l’opposizione francese. Imparentato col ciclo di Fievel, Madagascar rimanda anche ad Amistad e alla Lista di Schindler: la prigionia dei personaggi di Madagascar non è però in Polonia, ma a New York. Qui Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l’ippopotama, rischiano di morire solo di noia allo zoo. La zebra - le cui strisce bianche e nere sono concentrazionarie - sospira: vuol infatti conoscere la vita selvaggia. Così lei e i suoi amici finiscono in fuga prima nelle vie della metropoli, poi nella grande isola dell’Oceano Indiano, dove scoprono che, sotto la patina culturale, serpeggia l’istinto, mentre lo spettatore adulto scopre che un quarto d’ora di meno gioverebbe.
MADAGASCAR (Usa, 2005) di Eric Darnell e Tom McGrath, cartoni animati. 86 minuti