Tiro col frombolo a Radicofani, nella fortezza di Ghino di Tacco

Professore e diplomatico, ma anzitutto ironico corteggiatore della vita. E sulla via che spesso percorreva con la sua Triumph, non poteva che suggerire la tana del brigante gentiluomo

"Se vi dico tiro con l'arco? Scherma? Vi sollecita? Lancia? Tiro col frombolo? Candele? Niente? Allora sono 8 euro. Quella laggiù è una jurta". Che ci fa una jurta kazaka a Radicofani, in piena Val d'Orcia? E perché questo ragazzo vestito da arciere la mostra con tanto entusiasmo? Tutto è possibile alla fortezza che fu rifugio di Ghino di Tacco, brigante e gentiluomo che osò pure rapire l'Abate di Cluny, nel 1298.

Oggi, all'entrata del castello, bellissimo quanto impressionante per la sua posizione arroccata, c'è la sede di un'associazione che propone "esperienze storiche". Cose così, per bambini o per adulti giocherelloni. Ed ospita anche un museo del nomadismo, da cui la jurta. Certo, dello spirito di Ghino di Tacco, che derubava i viandanti sulla via Francigena sottostante (ma lasciando sempre qualche bene di cui vivere e talvolta offrendo loro un pranzo) rimane ben poco in questa fortezza passata da infinite mani e oggi recuperata perfettamente.

Il vantaggio è che dalla sommità della torre si gode di una vista superba, dal monte Amiata a tutta la valle, salvata da un'autostrada che si è deciso dovesse passare distante da qui. Qui c'è solo la via Cassia, spiega Michele, capo indiscusso delle esperienze storiche e guida preparatissima di tutta la regione. Qui il viandante trova una terra più simile che mai all'epoca dei cavalieri e dei briganti, frombolo compreso.