Tiro al Donadoni lo sport nazionale

È divertente sparare sul ct della Nazionale. Specie se ha la faccia da retrocessione di Roberto Donadoni e il suo garbo nell’occasione può sembrare persino una resa senza condizioni dinanzi al tiro incrociato degli opioninisti. Il giochino in voga da qualche tempo sui giornali si trasferisce anche in tv, alla domenica sera, con la partecipazione di una sessione improvvisata del tribunale da santa inquisizione che dimostra di avere una voglia matta di bruciare sul rogo la strega-ct suggerito da Albertini, fuori dai giri dei soliti noti. Lo spettacolino, per chi ha voglia di godere di sani sganassoni, alla fine funziona. Perché Donadoni si spazientisce in qualche circostanza e tradisce il dispetto che siano proprio loro, i Collovati e i Dossena, i Tardelli, a sospingerlo dietro la sbarra. E perché alla fine i giudici intransigenti mostrano di avere anche un pizzico di comprensione, massì passi pure, per questa volta, caro Donadoni ché tanto non va lontano.
A scorrere la carriera fulminante di lor signori, con l’eccezione di Teo Teocoli che è insuperabile nelle macchiette ma se fa il serio diventa discutibile come Moggi che fa la predica al calcio italiano, qualcosa da eccepire ci sarebbe in verità. Di Collovati ds del Piacenza per due anni si son perse ormai le tracce: fu provato nel ruolo, bocciato e rispedito a casa a occuparsi di televisione, il mestiere che gli riesce meglio insieme con Caterina, la moglie manager. Di Tardelli conosciamo tutto: i successi con l’under 21 dove ha vinto persino Claudio Gentile, e gli insuccessi ripetuti nei club, da Cesena all’Inter passando per Arezzo e Bari. Di Dossena non si hanno notizie di rilievo da Ghana, Albania e Paraguay, le tre nazionali allenate in sequenza. Eppure vedessi come incalzavano il ct imputato: «Ma cosa vi siete detti con Totti? Ah non gli hai lasciato carta bianca...».