Il tiro al piccione...

Il volto affarista

della Cgil
Il vero volto della Cgil è il seguente: un sindacato affarista che non ha nulla a che vedere con la tutela dei diritti dei lavoratori. Ecco uno spaccato di come vengono gestite le aziende pubbliche romane, dove ex sindacalisti anni ’90 sono ora tutti dirigenti e dove il passivo dichiarato è di oltre 120milioni di euro. La gestione del personale è solo clientelare e lo stesso vale per promozioni, trasferimenti ecc. ecc. Nel settore dei trasporti, poi, molti autisti assunti arrivano da fuori Roma, portando una serie di problemi, quali: continui ritardi sul lavoro che nessuno rileva, turni fissi, specie la sera, che consentono il libero «doppio lavoro in nero»; malattie a iosa (se un dipendente serale, che abita fuori Roma, non vuole andare a lavorare, si dà malato per un giorno, evitando in tal modo i controlli serali e ottenendo la giornata pagata).
Lettera firmata e-mail

Ho denunciato per anno le colpe di un sindacato interessato più a creare proteggere i posti dei sindacalisti che quelli dei lavoratori. Ora, però, la Cgil più che affarista mi sembra in crisi nera. Allo sbando.
Il «lavarsi le mani»

del sindacato
Leggo che Epifani ha detto che «il sindacato deve tornare a sporcarsi le mani». Ebbene, dopo aver letto «L’altra casta - inchiesta sul sindacato» penso che il sindacato abbia già le mani sufficientemente sporche e che dovrebbe preoccuparsi di lavarle, magari pubblicamente. E scusarsi con gli italiani.
Giovanni Testori e-mail

Sì, lei ha ragione: devono chiedere scusa. Però Epifani sottolinea un problema reale: i sindacati ormai non rappresentano più il mondo del lavoro. Se «sporcarsi le mani» vuol dire cercare di capire di nuovo quel che succede nelle fabbriche (e non solo nelle stanze del potere), sono d’accordo con lui.
Rimedio tempestivo

alla malagiustizia
Attualmente osserviamo un vero stravolgimento del diritto: criminali messi in libertà, avvilimento delle forze di polizia, totale abbandono della parte sana dei cittadini a qualsiasi tipo di delinquenza. Constatato ciò, non sarebbe lecito ripristinare le misure di pubblica sicurezza dando a prefetti e questori il potere di togliere sbrigativamente la libertà agli autori di gravi delitti. Molte «anime candide» si solleverebbero contro un «attentato alla libertà individuale». Ma oggi in Italia vige solo la libertà dei mascalzoni. E non vale allora il principio che «a mali estremi, estremi rimedi»?
erugia

E se cercassimo di non arrivare agli estremi rimedi?
Via dal Parlamento

i fannulloni
Che Brunetta voglia tentare di liberarci dai fannulloni della pubblica amministrazione è ottima cosa e condivido, ma allora dovrebbe cominciare dai primi statali, i parlamentari. E sarebbe anche buona cosa che, viste le scuse addotte dagli stessi, il seggio parlamentare fosse incompatibile con le cariche di governo (forse così si ridurrebbero anche le asfissianti pretese per un incarico di sottogoverno). Il nostro sistema non è ancora presidenzialistico, ma la maggior parte di noi elettori lo intendiamo così, la fiducia l’abbiamo votata al capo della coalizione e non alla pletora degli onorevoli che neppure conosciamo. Berlusconi non sarà certamente il meglio, ma politicamente è oggi l’unico a garantire una ragionevole dose di governabilità (se ne è accorta anche la più parte della sinistra).
Lettera firmata e-mail

Via i fannulloni dal Parlamento, lo abbiamo detto fin dal primo giorno.
Contestatori

anticostituzionali
A Napoli i disordini contro gli interventi del governo per risolvere il problema dei rifiuti sono mossi dai soliti «no global», «no Tav», «no ponte» ecc. Penso sia importante evidenziare nei servizi e articoli giornalistici al riguardo che questi gruppi non appartengono all’arco costituzionale, ma sono micro entità autoreferenti.
Donati Umberto e-mail

Lo evidenziamo, lo evidenziamo... Ma in Italia bisogna eliminare il brutto vizio di dar ragione sempre a chi urla più forte.
Perché i napoletani

hanno taciuto?
Non capisco perché il governo si debba preoccupare dei rifiuti di Napoli se i napoletani, o almeno una parte di essi, amici della camorra, dei «no global», di Pecoraro Scanio, dei rifondaroli alla Caruso e alla Cesarini, non vogliono eliminarli. Se esiste una parte di cittadini preoccupata delle conseguenze che potrebbero colpire le loro famiglie, sarebbe il caso che il governo intervenisse solo dopo che abbia trovato il coraggio di intervenire, facendo tacere chi si oppone. Non vedo perché mettere a repentaglio la vita di tanti ragazzi - come accadde a Genova dove un «eroe» voleva attentare la vita di un carabiniere - per fare che? Per pulire una regione i cui abitanti non fanno valere i loro sacrosanti diritti? Si ribelli, quindi, prima la parte sana della popolazione e poi intervenga lo Stato.
Alfonso Negri e-mail

I napoletani hanno alcune responsabilità in questa situazione (la responsabilità maggiore è aver votato per anni chi non ha mai saputo risolvere il problema). Ma il suo ragionamento non ha senso: non si può abbandonare una regione a se stessa. Lo Stato deve intervenire.
Il raid al Pigneto

e i maestri di morale
Riguardo al raid nazi-guevarista del Pigneto, il professor Luciano Canfora ci spiega, con la sua consueta autorevolezza, che «chi usa spranghe per farsi giustizia è politicamente un violento e il suo cuore batte sicuramente a destra». Di contro e ben più autorevolmente, l’Antico Testamento ci insegna: «Il cuore del saggio batte alla sua destra, e quello dello stolto alla sinistra» (Ecclesiaste, 10, 2).
Giulio Gilli e-mail

Canfora contro Bibbia, 0-2 a tavolino. Anche senza giocare la partita.
Il degrado sociale

è dilagante
L’assalto ai negozi gestiti da stranieri nel quartiere Pigneto di Roma, definito come incursione razzista, è stato subito attribuito a nazifascisti con tanto di svastica, a neonazisti organizzati e simili. Il principale responsabile, come poi si è scoperto, ha un tatuaggio di Che Guevara al braccio e allora qualche dubbio si è affacciato. Che il razzismo si sia fatto strada anche a sinistra? Tra i partecipanti al raid non mancava neppure lo squadrista «nero», un ragazzo di colore. Il quadro è completo. C’entra il razzismo? Verosimilmente no, ma il quadro non è per questo meno inquietante. L’impressione è che si stia scivolando verso il caos, la legge della giungla, la guerra di tutti contro tutti. Credo che sia il caso di riflettere sulle cause del diffuso degrado, soprattutto morale, che non conosce confini politici e che è sempre più evidente nella nostra società.
Lettera firmata e-mail

Riflettiamo. Ma intanto prendiamo provvedimenti che ristabiliscano l’ordine e la sicurezza: è il modo migliore per limitare l’esasperazione e, di conseguenza, l’esplosione irrazionale della violenza.
Legge elettorale

e preferenze
Vorrei esprimere un’opinione in merito alla reintroduzione della preferenza quale panacea di tutti i mali che affliggono la politica odierna. Francamente ritengo che la celerità di azione, ancor più che di pensiero, e l’esiguo numero di sottoministri e di cariche politiche assegnate dal nuovo governo siano il frutto della scelta di uomini che hanno potuto operare anticipatamente già con la nomina dei candidati. Creare una propria squadra di azione attraverso uno screening preventivo permette comunione di intenti e progetti più facili e rapidi da realizzare in fase post elettorale. La scelta del proprio gruppo dirigenziale è principio ispiratore di ogni grande azienda che si rispetti, lo Stato in primis. Al cittadino la scelta sulla dirigenza che più gli pare meritevole e ai posteri l’ardua sentenza.
Francesca Gnocchi e-mail

Ai posteri l’ardua sentenza (o l’ardua preferenza?).
In Italia si vede

anche la «spazza-tv»
Nel programma del nuovo governo rientra anche la riforma della Rai. Da Franca Ciampi in poi, varie persone di rango si sono lamentate del basso livello della nostra tv. Recentemente si è mosso anche il garante delle comunicazioni, Calabrò, con una pesante condanna della nostra tv, e con una accusa particolare rivolta a quella pubblica che ha anche il canone. Nel confronto col livello dei programmi della tv pubblica inglese, la Bbc, noi usciamo nettamente sconfitti. La nostra tv dà la preferenza a format come il Grande Fratello o La Fattoria, che, osserva Calabrò, «non sono cultura, sono controcultura». Oltre alla spazzatura di Napoli, è necessario occuparsi in fretta anche di quella culturale connessa all’emergenza educativa, tanto grave in una società civile.
B. M. - Milano

Sì, ma non è la Tv che deve educare.
Tornerà a Milano

un’intera rete Rai?
Si riuscirà a riportare un’intera rete tv Rai a Milano? Dico riportare, perché non va dimenticato che la tv italiana è nata a Milano in corso Sempione, e solo dopo è stata tutta accentrata a Roma. Quindi non si parli di eventuale scippo agli ambienti romani, perché finora gli scippati sono stati i milanesi.
Antonio Massioni - Milano

Spérem.
Se vince McCain

la Sarandon in Italia
La brava attrice Susan Sarandon avrebbe dichiarato che, nel caso di vittoria elettorale del repubblicano McCain, sarebbe pronta a emigrare in Italia o in Canada. Da italiano, la prego di optare per il Canada. Di gente con le sue idee, in Italia ne abbiamo già a sufficienza.
Pietro Ballerini Puviani - Bologna

Sì, tutti quelli che promettono di emigrare, e poi non emigrano mai...
Milano sorveglia

non va a caccia
Titola La Repubblica «Caccia ai clandestini» e scrive «controlli a tappeto sui mezzi pubblici di Milano, a caccia di immigrati clandestini. Lo riferiscono alcuni cittadini, testimoni di una serie di interventi messi in atto su tram e bus dalla polizia locale nei confronti degli stranieri trovati senza documenti». Non di «caccia all’immigrato», ma di «intensificazione dei controlli per prevenire furti, atti di vandalismo e aggressioni» parla De Corato, vicesindaco della giunta Moratti e assessore alla sicurezza. Credo a De Corato, perché a ciò mi portano ragione ed esperienza. Alcuni cittadini, chi? Anonimi clandestini e compagni?
Lucio Veri - Ancona

Fonti riservate di «Repubblica».