Tirrenia insolvente: è come Alitalia Matteoli: «Non ci sarà spezzatino»

C’è una differenza fondamentale tra i casi di Tirrenia - di cui il tribunale fallimentare di Roma ha dichiarato ieri lo stato di insolvenza - e di Alitalia: entrambe pubbliche, entrambe rifiutate dopo le gare di privatizzazione, entrambe con i conti disastrati provocati da una malagestio protrattasi spudoratamente negli anni. Ma per Alitalia la cordata di «patrioti» per rilevare la parte buona della compagnia era già pronta, e per il commissario straordinario la via era già tracciata; per Tirrenia invece si è aperto un capitolo nuovo del quale - a differenza di Alitalia - non è prevedibile l’esito.
Il tribunale ha dichiarato lo stato d’insolvenza del gruppo di navigazione su richiesta presentata dal commissario Giancarlo D’Andrea, nominato il 5 agosto con decreto del presidente del Consiglio. Motivazioni dei giudici: «Grave e irreversibile stato di crisi finanziaria, determinante l’attuale assoluta illiquidità della società e la conseguente impossibilità, per la stessa, di fare fronte alle obbligazioni, già scadute e, vieppiù, alle obbligazioni a scadere». Ora il gruppo è ammesso a pieno titolo alla procedura straordinaria prevista dalla legge Marzano. Nelle 4 pagine della sentenza il collegio ritiene che siano «integrati i requisiti dimensionali» previsti dalla Marzano, in quanto «le risorse umane, alla data del 31 luglio 2010 ammontavano a 1.646 unità» e «i debiti ammontano complessivamente a 646,6 milioni». «In particolare - prosegue la sentenza - la situazione contabile» indica che «l’ammontare dei debiti già scaduti» verso creditori non strategici è di 15 milioni di euro, i debiti verso banche a breve sono di 227 milioni, quelli a medio e lungo termine sono di 182 milioni; 36 verso società di factoring, 29 verso le ex controllate. «A fronte di ciò la liquidità è, praticamente, azzerata, corrispondendo a euro 18.506».
Va ricordato che la procedura della legge Marzano, introdotta nel 1979 come legge Prodi, ha una finalità conservativa del patrimonio dell’impresa, al contrario delle altre procedure concorsuali (fallimento e liquidazione coatta amministrativa), che hanno invece finalità liquidativa. Essa infatti mira al recupero e al risanamento delle grandi imprese che versano in uno stato di insolvenza, per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e la perdita di posti di lavoro. Coerentemente con questi presupposti, ieri il ministro dei Trasporti, Altiero Matteoli, ha escluso che ci sarà «uno spezzatino».