Tiscali, Pompei e Soru separati in casa

Al primo azionista del gruppo non piace il piano di dismissioni preparato dall’ex ad di Wind

da Milano

Seduta pesante ieri in Borsa per Tiscali. Il titolo dell'Internet provider sardo ha perso più del listino ma anche dei diretti concorrenti. Alla fine le azioni sono scese dell’1,81% mentre Telecom Italia ha perso lo 0,63% e Fastweb lo 0,88%. A pesare sull'andamento del titolo sono state le voci di dissidi tra Renato Soru, il fondatore rimasto primo azionista col 24,3% e l'amministratore delegato Tommaso Pompei, ex ad di Wind, che da qualche mese ha preso le redini della società sarda.
I dissidi tra Pompei e Soru sarebbero sorti intorno al piano di dismissioni e razionalizzazioni che Pompei vorrebbe realizzare. L’amministratore delegato vorrebbe infatti vendere le attività in Germania e Olanda concentrandosi su Italia e Inghilterra. In questi due Paesi Tiscali dovrebbe, secondo il piano di Pompei, aumentare la competitività nel settore delle connessioni a banda larga dove può contare su circa 2 milioni di clienti e dovrebbe cominciare ad offrire anche servizi mobili tramite il cosiddetto operatore virtuale ossia la possibilità di prendere in affitto la rete da altri operatori.
E in Inghilterra, dove la regolamentazione già lo permette, Tiscali potrebbe cominciare a offrire questo tipo di servizi ad oggi ancora vietati in Italia. La società nel 2005 ha fatturato 735 milioni di euro in aumento rispetto all’anno precedente anche se il risultato operativo resta comunque in perdita. La società del resto non ha mai chiuso un bilancio in utile dal 1998, anno in cui è stata fondata, ad oggi.
Ieri il titolo ha toccato un minimo intraday di 2,4 euro riportandosi sui livelli più bassi dell'anno. Le azioni di Tiscali valgono la metà rispetto al momento della quotazione in Borsa nel novembre del 1999.