Tiscali tratta con Carphone e il titolo vola

Giornata in rialzo per Tiscali. Il provider sardo controllato al 20% circa da Renato Soru ha infatti confermato l’esistenza di trattative per la cessione della controllata britannica. Il risultato è stato un rialzo in Borsa del 25% anche se il titolo resta lontano dai massimi dell’anno, raggiunti a gennaio a 0,79 euro, dato che la sua quotazione è intorno ai 0,40 euro.
Anche questa volta, secondo indiscrezioni, a manifestare interesse per le attività inglesi di Tiscali sarebbe Carphone Warehouse, terzo maggiore operatore a banda larga del paese, che però non ha voluto commentare la notizia. Tiscali si è invece affrettata a confermare in una nota «l’esistenza di trattative per la cessione delle proprie attività nel Regno Unito precisando che queste ultime si svolgono contestualmente al processo di rinegoziazione del debito bancario».Tiscali, che a fine 2008 aveva un indebitamento netto per circa 600 milioni di euro, sta rinegoziando con le banche creditrici una nuova struttura dell’indebitamento dopo aver sospeso i pagamenti previsti nell’ambito di contratti di finanziamento e non aver rimborsato quote di capitale e interesse per 35 milioni in scadenza a fine marzo. Il gruppo ha infatti ottenuto un periodo di «standstill» fino al 30 giugno e le banche si sono rese disponibili a estenderlo fino alla fine dell’anno. Le cose però si sono complicate quanto il revisore Ernst & Young a metà aprile ha dichiarato di non essere in grado di esprimere un giudizio sul bilancio 2008. Tiscali aveva contestato la decisione anche se la società ha archiviato lo scorso esercizio con un rosso per 271,1 milioni. Nonostante le brutte notizie Tiscali aveva ribadito in quella sede l’intenzione di non voler procedere al paventato aumento di capitale prospettato dagli analisti. Per ripianare le perdite infatti la società aveva deciso di proporre all’assemblea di usare le riserve esistenti, praticamente azzerandole, mentre la parte residua pari a 151,831 milioni sarebbe stata rinviata al 2010.
È ovvio comunque che la situazione è critica ed è proprio per questo che Tiscali sta cercando di rilanciare la vendita delle attività in Uk dopo le sfumate le trattative con il gruppo di pay tv che fa capo al magnate australiano Rupert Murdoch, BSkyB. Secondo gli analisti però la crisi economica ha penalizzato le valutazioni degli asset britannici e adesso la cessione della controllata frutterebbe molto meno dei 500 milioni di sterline di cui parlava il mercato l’anno scorso.
«Dopo che Tiscali ha violato i covenant sul debito, le banche hanno molto più potere per spingere la vendita» - ha detto un analista. In effetti questa operazione era stata prospettata tempo fa dall’ex amministratore di Tiscali Tommaso Pompei quando era certamente un momento più favorevole per effettuarla con le quotazioni del titolo ben al di sopra di un euro. Ma in quell’occasione il fondatore Soru aveva bocciato le trattative.
L’operazione secondo fonti britanniche potrebbe essere chiusa per la fine di aprile, riducendo così, ma certamente non cancellando, i problemi finanziari della società.