Tiscali vende a Carphone Sul futuro della società regna ancora l’incertezza

CLIENTI Al gruppo restano le attività italiane con circa 600mila utenti a banda larga

Tiscali scende dell’1,7% a Piazza Affari, con il 12,7% del capitale passato di mano, nonostante l’attesa cessione delle attività inglesi a Carphone Warehouse, il secondo provider del Paese a banda larga. In un primo momento il titolo era salito di oltre il 10%: «L’operazione ha due chiavi di lettura - ha spiegato un analista -: quella positiva ossia la vendita degli asset britannici di cui si parlava da molto tempo, anche se il prezzo è piuttosto basso (lontano dai 500 milioni sperati, ndr). L’aumento di capitale non preoccupa il mercato perché è interamente garantito, ma è segno che nonostante la cessione la situazione finanziaria della società resta abbastanza precaria». Di fatto Tiscali non solo ha ceduto la controllata britannica per 255,5 milioni di sterline, di cui circa 20 milioni di debiti, (in euro circa 354 milioni) a Carphone Warehouse ma ha anche approvato un piano di ristrutturazione del debito che prevede un aumento di capitale garantito fino a un massimo di 210 milioni, di cui il fondatore Renato Soru si è impegnato a sottoscrivere per intero la sua parte che è pari al 20% del capitale.
«La garanzia dell’intera sottoscrizione è data in grande maggioranza dalle banche, in parte da Renato Soru e in parte da Vnil per la quota che otterrà dalla transazione che stiamo realizzando per parte del loro debito» ha detto il presidente e amministratore delegato Mario Rosso. Nell’ambito della dismissione nel Regno Unito è infatti previsto un accordo transattivo con Vnil, socio di minoranza e creditore di Tiscali Uk, con il riacquisto della loro quota di minoranza e lo stralcio parziale del debito dovuto.
«Il piano verrà finalizzato entro tempi brevi - ha aggiunto Rosso - e comunque entro la scadenza del "standstill" con gli istituti creditori». Rosso ha precisato che il debito di Tiscali ammonta a 500 milioni e il 70% dell’esposizione complessiva è verso Intesa e JP Morgan. «Un debito sostenibile è corrente con i flussi di cassa previsti dal piano» ha ribadito l’ad.
Con le azioni intraprese, l’Isp cagliaritano - che si prepara anche a presentare un nuovo piano industriale per la rifocalizzazione in Italia - è fiducioso che la società di revisione Ernst & Young - dopo la «non opinion» sul bilancio 2008 - esprima un giudizio sui conti in occasione della semestrale.
Per gli analisti però i dubbi restano anche perché all’azienda, privata degli asset inglesi, restano soltanto i clienti italiani a banda larga che sono circa 586mila a fine 2008. Insomma pochi per sperare di mettere in piedi un business profittevole e quindi è possibile che le attività italiane finiscano nella rete di qualche grosso provider, vedi Wind Infostrada o Fastweb, sempre che il prezzo richiesto sia giusto ossia piuttosto basso.