Tiscali, le voci di vendita fan volare il titolo (+11%)

Secondo indiscrezioni Soru accetterà solo offerte superiori ai tre euro. Molti i potenziali acquirenti

da Milano

Prima su, poi giù, un giorno si rumoreggiano offerte in arrivo, il giorno dopo silenzio. Tiscali in Borsa è sulle montagne russe dal luglio dello scorso anno. E anche ieri il titolo si è messo in evidenza guadagnandosi più volte la sospensione per eccesso di rialzo fino a chiudere la seduta con un +10,9% a 2,33 euro.
Non è la prima volta che il titolo del gruppo controllato al 25% da Renato Soru, presidente della regione Sardegna, segna in Borsa vistosi strappi mentre per gli investitori è diventata un’azione da cardiopalma. A muovere le quotazioni sono le scommesse per una cessione imminente. A fine marzo la società ha nominato Banca Imi e JP Morgan «per una massimizzazione del valore strategico del gruppo», si legge in una nota della società.
«Forse questa è la volta buona per la vendita», commenta un gestore. Da ieri, il processo di cessione sembrerebbe entrare nel vivo. Due fonti vicine al dossier confermano che il 5 maggio prossimo scadrà il primo termine per la presentazione delle offerte vincolanti. Ma a stemperare i toni sono altre voci vicine al gruppo: «La società non ha urgenza di vendere, ci sono anche altre soluzioni oltre la cessione». Niente fretta, ma le azioni in Borsa corrono e le voci dicono che Soru accetterà offerte solo se superiori a 3 euro per azione.
I movimenti schizofrenici del titolo hanno origini lontane, spiega un analista: «Dopo l’acquisto dell’inglese Pipex annunciato a luglio, Tiscali è diventato un bel bocconcino per i big del settore». La lista dei papabili interessati è lunga: per le attività italiane si parla di Vodafone, Bt (già in Italia con Albacom), Sky, Swisscom (Fastweb), mentre le attività nel Regno Unito farebbero gola a Carphone Warehouse, Virgin media, Vodafone, Bt.
«Siamo sempre stati trasparenti: non commentiamo i rumors, parleremo al mercato in maniera tempestiva quando ci saranno fatti concreti», chiariscono dal gruppo. E a vedere dai comunicati è un susseguirsi di smentite e no comment.
Ma a gettare benzina sul fuoco sono stati i fatti. Senza andare troppo lontano, lo scorso dicembre Management&Capitali, il fondo Salvaimprese guidato da Carlo De Benedetti, ha sottoscritto 60 milioni di obbligazioni convertibili Tiscali. L’obiettivo sembrava già scritto: la conversione è poi l’ingresso nel capitale del gruppo.
Siamo solo all’inizio. Non passa un mese che Tiscali annuncia un aumento di capitale da 150 milioni a prezzo davvero «friendly» (attraente) come lo ha definito l’ad Tommaso Pompei, un euro per azione, mentre il titolo in Borsa ne valeva 1,54 euro. Lo stesso ad poche settimane dopo annunciava in un’intervista al Financial Times la vendita del gruppo entro due anni. Non passa un mese che Pompei lascia a favore di Mario Rosso. E il mercato legge le dimissioni improvvise con l’imminente annuncio di una vendita.