Titolare di una società di security vendeva cocaina a vip e registi

Droga venduta a sceneggiatori, registi di fiction e uomini dello spettacolo. Il giro di clienti di Domenico «Mimmo» Nardo, pregiudicato di origini siciliane, era di quelli di prestigio, formato da vip e personaggi noti. Tutti, conosciuti attraverso la «World Protection», la società che gestiva da qualche tempo, specializzata nella sicurezza durante eventi e concerti, tra gli ultimi quello di Madonna, Ligabue, Renato Zero e Subsonica.
Gli agenti della squadra mobile, diretti da Vittorio Rizzi, dopo due anni di indagini, hanno dato il colpo di grazia all’organizzazione, che spacciava cocaina tra Roma e la Sicilia. Il ruolo di Nardo, arrestato nel giugno scorso anno dalla polizia, era determinante perché oltre a essere a capo della banda, si occupava di tenere i contatti con i boss siciliani, vantandosi di essere il cugino del latitante Matteo Messina Denaro.
L’operazione «Cash & carry» che si è conclusa solo ieri mattina, ha permesso l’arresto in flagranza di cinque pusher, che fornivano di droga alcuni quartieri romani tra cui Montesacro, Pietralata, Eur e Tuscolano, mentre sei sono le misure di custodia cautelare in carcere e tre le persone denunciate. Gli investigatori hanno effettuato in tutto 19 perquisizioni domiciliari a Roma e in piccole città del Lazio e in un appartamento hanno scoperto addirittura che la «neve» veniva tenuta nascosta in un frullatore.
Mimmo Nardo aveva ideato un insolito sistema di pagamento tra i pusher e i clienti. Questi attivavano infatti carte di credito prepagate, che consegnavano nelle mani degli spacciatori e che ricaricavano ogni volta che desideravano comprare cocaina. Il venditore veniva avvertito telefonicamente e, dopo aver prelevato il denaro allo sportello bancomat attraverso un pin noto, consegnava la droga. Nel corso dell’operazione gli uomini della squadra mobile hanno sequestrato una di queste carte di credito e hanno scoperto che la «neve» arrivava a Nardo attraverso due canali, uno internazionale e uno nazionale. Il primo era gestito da un cittadino peruviano, David Raymundo Panche Pachacama, finito in manette, del quale «Mimmo» era solo uno fra i numerosi clienti. La cocaina giungeva in piccole quantità (un chilo, un chilo e mezzo) ogni dieci o quindici giorni, nascosta in libri o in doppifondi di valigie portati in Italia da corrieri per via aerea. Attraverso il secondo canale, questa volta nazionale, lo stupefacente passava in quantità ancora minori, poche dosi per volta e in questo caso i fornitori erano alcuni romani della zona di Roma Pietralata, pregiudicati per reati sempre legati agli stupefacenti.
I clienti del mondo dello spettacolo, tutti residenti a Roma, invece, sono stati in alcuni casi verbalizzati durante le indagini, ma non segnalati al prefetto perché le quantità da loro acquistate erano assai ridotte.
Nardo era già stato arrestato ed è tuttora in carcere a Palermo per associazione mafiosa. Nato a Campobello, il «fortino» del boss Messina che conosceva fin da piccolo, in passato gli aveva anche procurato documenti falsi. Nello stesso periodo aveva favorito la latitanza di un affiliato alla mafia, Raffaele Urso e per questo fu condannato nel 1996. Nel maggio 2008, infine, Mimmo aveva fornito la droga a Franco Indelicato, un affiliato alla mafia, per rifornire Campobello. E proprio questo passaggio è il punto di congiunzione fra le due «vite» di Nardo. A Roma, invece, era giunto negli anni ’90 e aveva rilevato la «World Protection», che gestiva in qualità di prestanome, versando sia i proventi legali dei servizi di sicurezza sia illegali derivanti dallo spaccio.