Titoli di coda sui cinema del centro Anche l’Excelsior spegnerà le luci

Andrea Bianchini

Se da una parte la città può sorridere per l’importante investimento Rai con la fiction «Andata e ritorno» dall’altra i cinema storici si stanno spegnendo come candeline sulla torta. Negli ultimi anni hanno chiuso i battenti sale famose come il Corso, l’Ariston, l’Astra e il Corallo. A questi si sono aggiunti nelle ultime settimane anche il Nuovo Arti e il Manzoni e, tra dodici mesi, la triste sorte non risparmierà l’Excelsior con le sue due sale (Excelsior e Mignon).
Il dato è allarmante e in continua crescita. I milanesi, al cospetto di un continuo proliferare di multisala nelle periferie, stanno disertando i cinema del centrocittà che versano in profonda crisi economica. I multisala offrono un pacchetto stile «tutto e subito» che le vecchie sale cinematografiche non possono, per ovvii motivi, offrire. Ampio parcheggio, possibilità di ricca scelta cinematografica con almeno una dozzina di titoli differenti in cartellone, biglietteria computerizzata azzera code, ristoranti e fast-food annessi alla struttura e, per i più fortunati, persino un centro commerciale. Semplicissimo intuire come una formula del genere possa far breccia nelle menti e nei cuori di numerosissimi appassionati e non. Nel giro di pochissimi anni, questo modo - per così dire all’occidentale - di intendere il cinema ha realmente soppiantato le vecchie sale cinematografiche le quali annaspano sempre più prima di affondare, inghiottite da quello che sembra essere un costume che ha preso piede in maniera salda nella mentalità dei milanesi. «È una situazione allarmante - spiega Francesco Cardin, dell’Agis lombarda - che credo sia dovuta a due principali motivazioni: la mancanza di collegamenti verso il centro storico e il continuo nascere, quasi incontrollato, di multisala». E anche la via d’uscita prospettata da Cardin non sembra essere di semplice battitura. «L’unica soluzione possibile, non dipendente dalla nostra volontà, è che migliori la qualità dei film perchè, come si suol dire, se la torta è buona mangiano tutti, ma se il prodotto è scadente i primi a dover alzare bandiera bianca sono i più deboli, in questo caso le piccole sale di proiezione».
E anche rivalutare la propria programmazione, proponendo film mirati a una specifica fetta di pubblico può non essere la soluzione vincente. Anche diventare il punto di riferimento cittadino per una sottile nicchia di spettatori non è detto che costituisca la ciambella di salvataggio. È il caso del Nuovo Cinema Arti, il quale proponeva solamente film o cartoni animati destinati a un pubblico di under 10, ma che, cambiata la gestione e passate le ferie estive, non ha più riaperto al pubblico. «Il cinema Arti è di proprietà del Comune di Milano - precisa Anna De Benedetto, dell’Ufficio cinema del Comune - ma la gestione è demandata a un gestore che, per quanto sappiamo, versa in alcune difficoltà e, dal mese di settembre, non ha più ripreso le proiezioni». Delicata la situazione anche per quanto riguarda il cinema Manzoni. Il locale era stato acquisito da un importante gruppo societario di Roma, la Cinecittà Holding. Interpellati a riguardo, ci hanno confermato di «aver rivenduto l’intera struttura alla proprietà». Quale sarà, ora, il destino del Manzoni non è dato sapere, resta comunque il fatto che dal mese di settembre il cinema è chiuso al pubblico.
E presto, un’altra importante sala, smetterà definitivamente le proprie proiezioni. Si tratta del cinema Excelsior che, nonostante una recente opera di ristrutturazione, non proseguirà nella propria attività, avendo già venduto i propri locali a un’altra società. Ma lo scenario fin qui descritto ha, però un altro lato della medaglia. Ed è il lato luccicante e sorridente dei cinema multisala. «Ancora non possiamo avere i dati definitivi per il 2006 - spiega Maria Chiara Nava, dell’ufficio stampa dell’Europlex Bicocca - ma i dati sull’affluenza nel nostro multisala indicano un netto incremento rispetto allo scorso anno». Quindi un appunto, che sa di velata difesa. «Non credo che esista una correlazione diretta - continua la Nava - tra multisala che fioriscono e cinema “vecchio stampo” che chiudono, perchè più di una volta si è verificato l’esatto contrario. Penso che il problema vada analizzato secondo diversi punti di vista». Resta comunque allarmante come, ad esclusione di roccheforti come l’Odeon o l’Apollo, il centro milanese stia assistendo impotente ad un periodo di profondo impoverimento culturale.