Titoli di grande richiamo E per la prima volta c'è "La Traviata"

Qualcuno ha definito il cartellone della stagione 2013/14 del Teatro alla Scala una "stagione di sintesi". Sintesi anche perché c’è un po’ di tutto, titoli popolari e qualche rarità...

Qualcuno ha definito il cartellone della stagione 2013/14 del Teatro alla Scala una "stagione di sintesi". Espressione aperta, impiegata forse per sottolineare la mancanza dell’abusato "filo rosso". Sintesi anche perché c’è un po’ di tutto, titoli popolari e qualche rarità. Messe alle spalle le polemiche sull’opportunità d’aprire la stagione con uno o l’altro dei due titani che festeggiano il 200° compleanno (Wagner o Verdi), quest’anno è il contadino delle Roncole - non l’aquila di Busseto come precisava l’interessato - a vantare tre titoli: oltre all’opera inaugurale (Traviata), il vermiglio Trovatore (affidato a una delle bacchette più coraggiose tra i giovani direttori, Daniele Rustioni) e il sommo dramma politico Simòn Boccanegra, ripresa dell’infelice produzione diretta dal direttore musicale Daniel Barenboim per la regia di Federico Tiezzi. Qui si alterneranno nel ruolo del titolo il veterano Leo Nucci e Placido Domingo, quest’ultimo in veste baritonale. Per fugare sospetti di scarsa simpatia per il repertorio italiano compaiono titoli nostrani di sicuro richiamo. Primo tra tutti Cavalleria rusticana, il cui autore, Pietro Mascagni, celebrava l’anno scorso il 150° dalla nascita. Una ricorrenza rimasta schiacciata nella lotta Verdi-Wagner. Da segnalare la presenza, nei panni di Santuzza, di Liudmila Monastyrska, già solitaria trionfatrice nell’impervia parte di Abigaille nel disastroso Nabucco del 2012 e splendida, recente Aida. Voce potente, sicura in ogni registro, calda. In chiave di soprano ha ben poche rivali. Non sarà dimenticato, invece, un altro fondamentale 150° (confessiamo di non amare questa semiricorrenza, i centenari sì), quello di un altro dio dell’olimpo musicale, Richard Strauss. La sua opera più "espressionista", Elektra, avrà sul podio Esa-Pekka Salonen e la regia è firmata da Patrice Chéreau, stella del teatro francese, prematuramente scomparso. Il melodramma romantico sarà rappresentato da un titolo frusto, il capolavoro donizettiano Lucia di Lammermoor, con uno spettacolo di Mary Zimmermann proveniente dal Met di New York e da un non inusuale e raffinatissimo Le Comte Ory di Rossini, cavallo di battaglia del gran tenore Juan Diego Flòrez (il regista Laurent Pelly promette d’assecondare l’ironia rossiniana). Il direttore musicale uscente, Barenboim, oltre alla chiusura con il Boccanegra, si presenterà con Così fan tutte di Mozart, in accoppiata al regista Claus Guth e, tra gli altri, al focoso tenore Rolando Villazon, e con la rara (fuori dalla Russia) Sposa dello zar di Nicolai Rimskij-Korsakov. Anche per questa produzione il regista sarà Dimitri Tcherniakov. Molto atteso e carico di speranze il debutto scaligero di Antonio Pappano con la formidabile epopea virgiliana di Hector Berlioz Les Troyens- protagonisti il tenore camaleontico in ascesa Gregory Kunde (Enea) e le nostre Anna Caterina Antonacci e Daniela Barcellona nei superbi ruoli di Cassandra e Didone.
Lo spettacolo è affidato a uno dei registi più capaci del panorama attuale, Daniel McVicar. Last but not least, l’opera inaugurale, la Traviata, che tanti palpiti e grattacapi ha procurato nella sua lunga storia scaligera. Come sempre nell’orgasmo pre-inaugurale si è molto evocato il fantasma di Maria Callas, indimenticata peccatrice verdiana, che pochi giorni prima di Sant’Ambrogio avrebbe compiuto 90 anni. Al maestro Daniele Gatti, al regista ultra-provocatorio Tcherniakov, a Diana Damrau, Piotr Beczala e Zeliko Lucic il compito di fugare nostalgie nel segno dell’attualità costante del melodramma verdiano.