Il titolo Unicredit vola recesso meno conveniente

da Milano

La mossa della Federal americana mette le ali ai bancari e a Unicredit che, nell’ultimo giorno disponibile ai soci Capitalia per esercitare il diritto di recesso derivante dalla fusione tra i due gruppi, si spinge oltre la soglia dei 6 euro, chiudendo a 6,111 euro (3,93%). Capitalia da parte sua ha terminato le contrattazioni a 6,73 euro (+3,57%). Il livello di chiusura di Unicredit rende ancora conveniente agli azionisti capitolini ottenere il prezzo di liquidazione fissato a 7,015 euro per ogni azione Capitalia detenuta. Con il balzo di ieri, però, i margini si sono fortemente ridotti: il recesso resta profittevole con i titoli Unicredit sotto i 6,26 euro, soglia ieri superata nel momento di massima euforia dei mercati.
Gli azionisti romani che si sono astenuti dal voto nell’assemblea che ha dato il via libera alla fusione o non si sono presentati hanno avuto 15 giorni di tempo a partire dallo scorso 2 agosto per comunicare l’intenzione di recedere. L’istituto guidato da Cesare Geronzi renderà noto solo a settembre i numeri di chi ha esercitato il diritto e con in mano questi dati si riunirà il 18 settembre prossimo il cda di Piazza Cordusio, chiamato a valutare l’impatto finanziario dei recessi. Unicredit ha infatti previsto la facoltà di modificare il proprio statuto che prevede la limitazione del diritto di voto. L’eliminazione di quest’ultima farebbe decadere il diritto di recesso. Il board guidato da Alessandro Profumo valuterà quindi se sottoporre all’assemblea straordinaria dei soci una modifica statutaria. È proprio la differenza di statuto tra le due banche il motivo per cui nasce il diritto di recesso. Intanto si è appreso ieri che sarà emessa il 6 settembre prossimo dal tribunale di Monaco la sentenza sul caso che vede opposti alcuni piccoli azionisti di Hvb alla capogruppo tedesca e, di conseguenza, a Unicredit. Sotto accusa è la vendita del polo bancario Bank Austria alla capogruppo italiana e il prezzo pagato.