Tivoli, sequestrati due depuratori gestiti da Acea Ato2

Dopo il blocco giudiziario dell’impianto di Castelnuovo, giovedì scorso è toccato ad altri due depuratori gestiti da Acea Ato2. Stavolta i sigilli sono stati apposti al depuratore Scoppio di Monterotondo, che serve circa 10mila abitanti, acquisito dall’Acea nel 2003, e all’impianto del Parco Trentani a Fonte Nuova, (con un bacino di circa 8mila abitanti), acquisito nel 2004. La Procura di Tivoli con il blitz di due giorni fa conferma l’impegno volto a colpire chi inquina. Una linea dura apparsa chiara il 6 settembre 2007 quando furono sequestrati i depuratori di Castelnuovo di Porto, tuttora bloccati. Una vicenda che all’Acea è costata 4 milioni e mezzo di euro per trasportare i liquami da Castelnuovo a Roma Nord e Terni. Un via vai di autospurgo che dura da cinque mesi ed è costato circa 30mila euro al giorno. Quasi un anno fa sono state avviate le indagini, dalle quali sarebbero emerse irregolarità sia penali che amministrative nella gestione dei depuratori in merito agli scarichi di acque reflue sul suolo e allo stoccaggio dei fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue. A seguito degli accertamenti espletati il sostituto procuratore Ramacci, titolare delle indagini, ha richiesto al gip della procura della Repubblica di Tivoli il sequestro preventivo degli impianti. Contemporaneamente il Corpo forestale ha notificato sei avvisi di garanzia nei confronti dei vertici e dei funzionari di Acea-Ato2.
L’allarme era scattato in seguito agli accertamenti che avevano evidenziato, nella zona di Castelnuovo, l’inquinamento «da arsenico nei pozzi artesiani della zona». Il comando del Corpo forestale dello Stato di Castelnuovo, già nel 2007, aveva fatto sapere che i valori accertati raggiungevano 62 mg/l mentre la scala massima, non nociva per legge, doveva attestarsi intorno a 10 mg/l.
Gli accertamenti eseguiti a nord di Castelnuovo, ossia a Mentana e Monterotondo, hanno confermato che la situazione è a rischio per la popolazione e per l’ambiente, a seguito «dello sversamento di liquami inquinanti sul suolo e nel Tevere». Una situazione rischiosa determinata da un afflusso di reflui di circa 80 litri al secondo, che il depuratore di Scoppio non è in grado di smaltire in quanto l’attuale portata non supera i 10 litri/secondo. Stessa situazione per quanto riguarda l’impianto presente nel Parco Trentani. Tutti e due hanno tra l’altro un problema in più: diversamente da Castelnuovo di Porto, a Mentana e a Monterotondo non sembra sia possibile prelevare direttamente dai depuratori i liquami per trasportarli in strutture idonee allo smaltimento. Una situazione all’esame dei responsabili dell’Acea, del prefetto e dei sindaci. Intanto si prevede che nel caso specifico il costo sarà maggiore, si parla di circa 70mila euro al giorno. Le ditte di autospurgo già si fregano le mani.