Tiziano Ferro e Coldplay, ecco i re del decennio

MilanoSi fa presto a dire un decennio: ma per la musica leggera è un’eternità. Si alternano le tendenze, spuntano cantanti e altri ritornano, scoppiettanti fenomeni di vendita segnano un’estate e poi evaporano subito. Qual è stato il disco degli anni Zero, in Italia e all’estero? E il personaggio rivelazione? Di sicuro colpisce la fluidità del mercato ma non quello dei concerti, dove come sempre dominano Rolling Stones, Madonna, U2 e, qui da noi, Vasco Rossi esattamente come vent’anni fa. Le classifiche invece sono state un tourbillon più del solito. Nei Novanta hanno regnato il grunge e il rap nel mondo anglosassone mentre in Italia c’era una canzone d’autore ancora incerta su quale strada prendere. Invece gli ultimi dieci anni sono stati (per fortuna) più vari ma non necessariamente migliori. Il rap vecchio stile è morto (alleluja), l’r&b è esploso dilagando ovunque, il rock è ritornato roll e gli italiani sono diventati da esportazione perché, ebbene sì, l’Italia oggi ha alcune corazzate come Bocelli e la Pausini che all’estero ce li invidiano. Comunque, se si guardano le classifiche di inizio Duemila, oggi i desaparecidos sono un esercito, da Ricky Martin agli Eiffel 65, e l’armata dei dimenticati è stata frullata dal web, che è un gigantesco generatore di entusiasmo ma anche di oblio. Insomma, il bilancio è che la musica non è mai stata così bene - nella storia dell’umanità non se ne è mai ascoltata così tanta ovunque - mentre la creatività e l’industria hanno il fiatone. Infatti Mogol, uno che se ne intende perché è il re degli autori musicali, dice che «non c’è molto che mi abbia colpito in particolare. Sì, Jovanotti e Tiziano Ferro. Ma negli anni ’70 e ’80 ci sono stati molti più capolavori». Così, tra i musicisti del Duemila vota Gianni Bella perché «anche se lavora in parte anche con me, la sua opera ha un valore mondiale. Comunque talvolta sento canzoni di grande fascino anche di altri cantanti». Chi negli ultimi anni ha ascoltato migliaia di brani è stato Gianmarco Mazzi, che sta per iniziare il suo quinto Festival di Sanremo da direttore artistico musicale. Per lui, i protagonisti italiani sono i Negramaro di Mentre tutto scorre perché «hanno mantenuto le promesse e sono riusciti a influenzare una generazione di band». Il suo disco internazionale preferito è Back to black di Amy Winehouse, mentre i personaggi di questi anni sono i Black Eyed Peas, «capaci di essere un fenomeno mondiale». Anche Mara Maionchi ha le idee chiare e impiega soltanto un attimo a dire Tiziano Ferro. D’accordo, lei è stata il suo talent scout però è indubbio che, come spiega, «anche se i dischi di Vasco Rossi hanno ribadito la sua creatività, l’album Rosso relativo di Tiziano del 2001 è stata una novità assoluta». Poi in questo decennio hanno lasciato un’impronta determinante anche i Coldplay di Parachutes e pure Lady Gaga, che è una pivellina appena esordiente ma «ha delle potenzialità enormi: sa comporre le proprie canzoni e potrebbe ancora migliorare». E difatti molti dicono che sarà la regina del prossimo decennio. Molto rock, come è giusto, il direttore di Rolling Stone, Carlo Antonelli, che incorona i Radiohead di Kid A e Amnesiac, Jack White dei White Stripes e Tiziano Ferro perché «ha un incredibile talento». Ma non sceglie nessun disco italiano. Anche Nicoletta Deponti, una delle più grandi deejay italiane con 5 Telegatti e una Grolla d’Oro come miglior conduttrice, prima di andare in onda su Rtl 102.5 spiega che Tiziano Ferro non ha bisogno di presentazioni ma, negli anni Zero, «Laura Pausini si è consacrata ed è diventata una regina internazionale». Tra i dischi sceglie Parachutes dei Coldplay e Mentre tutto scorre dei Negramaro, anche se «Safari di Jovanotti è un gran bel disco». Idem per Claudio Cecchetto, da trent’anni fior di produttore musicale: «Safari è quello che tutti si aspettavano da un grande come Lorenzo Jovanotti: è una star di rilievo internazionale e quel cd è rimasto due anni in classifica, mica roba da tutti. Mentre il disco internazionale che mi ha più impressionato è stato l’ultimo dei Black Eyed Peas, The E.N.D.: ha dimostrato di saper divertire tutto il mondo e che la musica del futuro prenderà più spunti dal passato che dal presente». Tra i personaggi, lui sceglie Tiziano Ferro perché «ha sconvolto tutto e anche come autore per Giusy Ferreri ha dimostrato di avere una marcia in più». Infine Rudy Zerbi, presidente della Sony Music e golden boy della discografia italiana: «Scelgo Antony & The Johnsons di I am a bird now, dopo Morrisey e David Sylvian sono quelli che nel tempo mi hanno emozionato di più. Gli italiani? Tiziano Ferro per le mille cose che ha fatto e Soundtrack di Elisa, con almeno dieci delle più belle canzoni italiane del decennio». Insomma, evviva: ecco la classifica degli anni Zero. Ora, volendo, non resta che aprire la porta al futuro.