Tlc, la Ue vara la riforma In Italia poca concorrenza sull’Adsl

da Milano

Ieri Bruxelles ha varato la riforma delle tlc e il commissario Ue, Viviane Reding, è tornata a denunciare con forza le «strozzature» ancora esistenti sul mercato europeo, sia nel campo della telefonia fissa sia in quello della banda larga. E ha puntato il dito sulla «assenza di concorrenza effettiva» soprattutto in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, con conseguenze negative per i consumatori. Reding rivendica come un successo «l’aver portato a casa» i capisaldi della sua proposta di riforma: l’introduzione della separazione funzionale delle reti Telecom, seppur come «estremo rimedio» e in presenza di «gravi problemi di concorrenza»; la costituzione dell’Authority Ue per le tlc, seppur con un ruolo meramente consultivo; il potere di veto della Commissione Ue sugli obblighi proposti dai regolatori nazionali; la riduzione dei mercati che possono essere regolati. Tutte novità che contribuiranno ad una riduzione decisiva dei colli di bottiglia che ancora impediscono lo sviluppo di una piena competizione sui mercati. «Nella telefonia fissa - ha detto - in Europa solo il 10% degli abbonati è legato a un operatore alternativo. Solo nel Regno Unito e in Danimarca si è iniziato a fare qualche passo nella direzione giusta». Reding cita dunque l’Italia (insieme a Malta, Polonia, Danimarca, Germania, Finlandia e Portogallo) dove «la mancanza di un’effettiva concorrenza rende i prezzi e le scelte non attraenti, così che ad essere sconfitto alla fine è il consumatore». Anche sul fronte della penetrazione della banda larga il commissario Ue mette il nostro Paese tra quelli in posizione da «fanalino di coda», sottolineando il gap ancora esistente tra le varie aree della Penisola e la scarsa concorrenza. Reding ha quindi difeso la scelta di inserire nella riforma la possibilità di una separazione funzionale delle reti Telecom, «separando la gestione delle infrastrutture dalle operazioni di vendita». Una misura, questa, molto criticata da gran parte degli operatori europei e inizialmente osteggiata anche all’interno della stessa Commissione Ue.