Toccò l’allieva: condannato il professore

Che la verità sul caso di G.T., il brillante docente del liceo Beccaria messo nei guai da due denunce per stupro, non fosse facile da afferrare, lo si era capito fin dagli esordi della vicenda: il liceo si era diviso tra chi difendeva l’insegnante a spada tratta, riconoscendogli al più una robusta passione per l’altro sesso, e chi invece aveva creduto da subito ai racconti delle studentesse. E la riprova arriva in Corte d’appello, dove il prof ha affrontato l’altro ieri il processo di secondo grado. La Procura generale - ovvero la pubblica accusa, rappresentata in aula da un magistrato severo come Laura Bertolè Viale - chiede l’assoluzione «per non aver commesso il fatto». E invece i giudici condannano G.T.: due anni di carcere, quattro mesi in meno - grazie alla concessione delle attenuanti generiche - della pena inflitta in primo grado.
Lo scenario della vicenda non è inconsueto: una scuola famosa, un insegnante pieno di fascino, la platea delle studentesse su cui le chiacchiere del professore fanno irrimediabilmente colpo. Lui quasi sessantenne, tecnicamente magari non bello, ma riscattato dallo charme della cultura e della dialettica. Insomma, al Beccaria che G.T. piacesse alle ragazze e che lui le ricambiasse non era un segreto per nessuno: anche perché con una ex allieva era finito con lo sposarsi. Ma all’improvviso, tre anni fa, contro il prof parte una denuncia: una studentessa lo accusa di essere andato nei rapporti con lei più in là del lecito. Al primo esposto, ne segue un altro: una seconda studentessa racconta di un pomeriggio a casa del docente, una ripetizione finita con un assalto sessuale esplicito. A aprile dell’anno scorso la sentenza del tribunale: il primo episodio viene ritenuto non sufficientemente provato, ma per il secondo capo d’accusa G.T. si vede infliggere due anni. E nella sentenza il giudice se la prende anche con i vertici del liceo, che - pur sapendo quel che accadeva - non sarebbero intervenuti.
Lunedì scorso la vicenda arriva davanti alla Corte d’appello, e qui a chiedere l’assoluzione integrale del professore non è solo il suo legale Luigi Isolabella ma - a sorpresa - anche il procuratore generale. La Bertolè segnala una stortura: «una volta erano le donne a non venire mai credute, adesso sono gli uomini a venire considerati colpevoli a priori». Poi sottolinea gli aspetti che rendono malferma la deposizione di V., la studentessa autrice della seconda denuncia: che si è decisa a uscire dal silenzio solo a tre anni dall’episodio, dopo che G.T. era già nei guai per la prima denuncia. Segnala la testimonianza del compagno di classe di V., che per primo raccolse le confidenze della ragazza, e che però sotto interrogatorio ricorda solo il racconto di un abbraccio. Ma soprattutto la Bertolè segnala come davanti a un personaggio «informale» come il professore di greco, il fraintendimento potesse essere in agguato.
Il difensore di G.T. si associa alle richieste del pm, e il processo sembra destinato a chiudersi con l'assoluzione dell’imputato. Invece la Corte presieduta da Mara Malacarne scavalca la pubblica accusa e conferma - con lo sconto di quatto mesi - la condanna del professore. C’è ancora, in teoria, la strada della Cassazione: ma non è detto che G.T., stanco e provato, abbia voglia di percorrerla.