Tocca a Giraudo, indagato su due fronti

Bergamo: «Io indagato? Non mi risulta e negare sarebbe sciocco. Sono pulito e darò querela»

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Napoli

L'articolo del codice penale è uguale per tutti, fa tremare l'intero mondo del calcio, ed è quello che ogni addetto ai lavori spera di non dover essere mai chiamato a rispondere: 416, ovvero l'«associazione per delinquere» finalizzata alla frode sportiva. Sul registro degli indagati della procura di Napoli da giorni compaiono i nomi di personaggi illustri del mondo del calcio. Accanto a quelli dell'arbitro Massimo De Santis e dell'ex designatore Pierluigi Pairetto, oltre al pluricitato Luciano Moggi, nell'inchiesta spuntano riferimenti diretti all'amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, al capo degli arbitri Tullio Lanese, e al «socio» di Pairetto, l'ex designatore Paolo Bergamo. Ma, secondo un’anticipazione dell’Espresso, smentita in serata da una fonte vicina alla Procura («non risulta, per il momento»), sarebbe indagato persino l’ex presidente federale Franco Carraro.
E per Antonio Giraudo si preannuncia un altro caso clamoroso. La procura di Torino lo sta indagando per falso in bilancio, seguendo la pista aperta dalla procura di Roma sul doping amministrativo. Al centro degli accertamenti anche alcune operazioni di mercato come quella, secondo quanto si è appreso, relative al passaggio di Brighi al Parma nel 2002. Ma sembra pure che con Giraudo anche altri dirigenti e amministratori delegati di società di A e B siano sotto osservazioni. Fanno parte di un lungo elenco di persone finite al centro di indagini segretissime che sembrano portare lontano grazie agli accertamenti degli investigatori sviluppati sotto traccia, senza quel clamore che avrebbe potuto mettere in allerta i diretti interessati.
Nei faldoni che a giorni verranno depositati insieme con i provvedimenti di conclusione delle indagini, è radiografata l'intera attività dei due ultimi campionati di serie A e serie B. Nelle intercettazioni vi sarebbero espliciti riferimenti, spesso anche in codice, a interessamenti per determinate partite da parte di una ristretta cerchia di persone in qualche modo tutte riconducibili alla Gea World dei figli d'arte, e del primogenito di Moggi senior, Alessandro. Agli atti vi sarebbero specifiche conversazioni - specie durante il biennio 2004-2005 - intercorse fra «Lucianone» e De Santis, l'arbitro designato dalla Fifa a rappresentare il nostro Paese ai prossimi campionati europei. Ore e ore di intercettazioni avvenute fra altri protagonisti dell'inchiesta, subito prima e subito dopo le partite, sarebbero state trascritte e confrontate con quanto poi accaduto sui campi di gioco: rigori dati o negati, fuorigioco visti e non visti, cartellini gialli esibiti ai diffidati piuttosto che ai naturali destinatari d'ammonizione per gioco falloso, la gestione dei minuti di recupero, il comportamento di alcuni guardalinee, e via discorrendo. Un raffronto scientifico fra ciò che gli indagati si dicevano al cellulare e ciò che poi erano i risultati di quelle amabili chiacchierate. Una sessantina le partite nel mirino. Una decina le telefonate dove compare il nome dell'arbitro De Santis. Svariati altri colloqui con altri personaggi nell'orbita della Gea World captati dalle cimici degli investigatori nei quali, a fronte di esplicite indicazioni, chi doveva recepire un determinato messaggio lo faceva senza creare particolare scalpore: o facendo pressione sui designatori, così da inviare la giacchetta nera giusta, oppure agendo direttamente sul rettangolo di gioco: non bisognava inventarsi un rigore platealmente inesistente perché bastava ordinare il tiro dagli undici metri al termine di un'azione confusa in area dove, a parità di spinta o trattenuta, ad avere la meglio era sempre il giocatore della squadra da aiutare.
Quel che traspare dalle migliaia di pagine d'indagine è, dunque, una ristretta cerchia di persone in grado di intervenire ovunque e comunque sugli arbitri in campo, sulla compravendita di giocatori, su determinate società, sui designatori, su tutto ciò che ruota intorno al calcio e al suo lucroso business. Addirittura si parlerebbe di collegamenti tra esponenti della gea ed alti funzionari del ministero dell’Interno e della Guardia di finanza per giri di favori e biglietti.
Non solo: nelle carte dei carabinieri si fa chiaro riferimento all’arbitro Dondarini, oggetto di numerosi accertamenti. Ed esiste un dossier in cui si fa riferimento a irregolarità commesse nel campionato 2004-05 vinto dalla Juve, che ora verrebbe messo in discussione.
Nel fascicolo napoletano spunterebbero anche gli «insospettabili» attraverso i quali i Grandi vecchi del calcio erano soliti muoversi per non destare sospetti. Come ha spiegato l'arbitro-pentito al presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti: «Mi portarono in un albergo e mi diedero un telefono - ha spiegato - dicendomi che con questo dovevo parlare solo con (…) e non lo dovevo utilizzare per nessun’altra chiamata. Su quell'apparecchio mi dissero che ogni fine settimana avrei ricevuto le indicazioni a cui mi sarei dovuto attenere scrupolosamente». Il problema è capire se la procura di Napoli per fare le sue indagini ha intercettato uno di questi telefonini-ombra. Se così fosse, pupi e pupari possono dire addio al teatrino di cui per troppo tempo sono stati indegni attori e protagonisti.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it