«Toccati» dall’arte Il giallo milanese del toro tutto d’oro

Un enorme toro dorato è apparso ieri mattina in largo La Foppa. Sdraiato su un fianco, è già un’attrazione. Soprattutto lì dove non batte mai il sole, come la tradizione scaramantica insegna. Superstiziosi e non, milanesi e no, nessuno ha resistito alla tentazione - perché la scaramanzia non guarda in faccia a nessuno - e tutti sono andati a dare una «toccatina» ai preziosi attributi dell’animale, che si dice porti tanta fortuna. Certo, meglio così - direte - che non andare a schiacciarli, gli attributi, con tre giri di tacco in Galleria. Chissà, forse ci si sente meno «scemi» che a esibirsi in piroette, mentre la giacca e la cravatta volteggiando insieme alle ventiquattrore...
Cambia la collocazione (non per scelta ma perché la Sovrintendenza, spesso disponibile a concedere il «salotto buono» a sponsor e stand ben paganti ha negato l’autorizzazione al toro dorato), ma il vizietto è sempre quello. Cui si aggiunge un altro vizietto, di matrice prettamente nipponica, la foto ricordo. Così passanti, turisti, uomini d’affari e ragazzini hanno rallentato il passo per un attimo, e si sono regalati qualche minuto di divertimento per lo scatto ricordo in largo La Foppa.
La didascalia? L’arte pubblica torna a colpire, ad attirare l’attenzione e a far riflettere, o almeno, anche nei soggetti più «duri», più difficili da scalfire, ad accendere la curiosità. Già in serata un input ha fatto breccia nell’alone di mistero che teneva rinchiuso, come in un labirinto, il toro dorato: un cartello dal titolo «Non è vero ma ci credo». Che, come il filo d’Arianna, ci ha portato all’autore della scultura, l’artista livornese Christian Bolzano che inaugurerà la sua personale proprio domani alla Galleria San Lorenzo di via Giannone 10, dal titolo appunto «Non è vero ma ci credo». Un lavoro dedicato alla superstizione, religione laica che attraversa trasversalmente tutta la penisola, dal porcellino di Firenze, ai cornetti di Napoli passando dalle monetine della fontana di Trevi. Il bandolo della matassa lo tiene saldamente in mano Mimmo di Marzio, ideatore e curatore dell’operazione di public art: «Non-è-vero-ma-ci-credo è un viaggio nell’iconografia pop - spiega - di una metropoli pragmatica per eccellenza, Milano, disvelando, il “mito” del toro portafortuna nella sua accezione più propriamente pop, ovvero nel suo valore di riconoscibilità immediata anche a un pubblico non avvezzo ai linguaggi dell’arte contemporanea».