Il tocco femminile che manca alla politica

I due simboli dell’anno che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle sono l’esecuzione di Saddam Hussein, con un barbaro rito trasmesso da tutte le televisioni del mondo, e Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre scorso per aver messo a nudo gli orrori della guerra in Cecenia e la le contraddizioni della giovane democrazia russa. Due storie drammatiche, due simboli rispettivamente del male e del bene.
Saddam Hussein è non solo il simbolo del tiranno sanguinario, del dittatore che tante sciagure ha fatto vivere al suo Paese, ma è anche il simbolo del potere, del potere maschile che ha fatto della forza, della guerra, della logica della potenza il suo tratto distintivo. La stessa logica speculare che ha portato ad imbastire la forca per Saddam e a mostrarla al pubblico mondiale, allo stesso modo in cui le esecuzioni avvengono negli stadi in Cina a scopo «educativo». Anna Politkovskaja invece rappresenta ai miei occhi il simbolo del bene che si identifica con lo spirito della donna. Una donna che ha documentato la realtà del terrorismo e della repressione russa in Cecenia senza gli occhiali dell’ideologia, di nessuna ideologia, ma con la forza e il coraggio della verità e dell’umanità. Un coraggio per la verità che le è costato la vita. Le donne, diversamente dal pensiero maschile, hanno la capacità di guardare alla realtà con gli occhi dell’intelligenza dell’amore, che significa della ricerca del miglior bene per l’uomo. Non per l’uomo nel futuro, ma per l’uomo qui ed ora, nel presente. Da qui la politica può riprendere la sua funzione più nobile: al servizio dell’uomo e non del potere. Nessuno mi può togliere dalla mente che se le donne fossero alla guida degli Stati e dei governi non avremmo assistito e non assisteremmo alle conseguenze della logica spietata del potere e della forza. Una logica che come abbiamo compreso non porta a nessuna soluzione vera e soprattutto non conduce a nessuna civiltà superiore.
Spero perciò che il nuovo anno porti, anche per quanto riguarda la politica italiana, ad un ingresso massiccio delle donne nella vita politica. L’Italia ha bisogno infatti più di altri Paesi di liberarsi definitivamente del fardello delle ideologie, che ancora oggi avvelena la comunità nazionale, e al contrario di un sovrappiù di concretezza e di coerenza, che solo le donne possono arrecare alla vita politica. Gli uomini di governo e i condottieri politici del futuro, scriveva Edith Stein, dovranno avere una forte componente di femminilità, dovranno cioè essere capaci di adottare una logica radicalmente nuova negli affari della politica e dell’amministrazione pubblica. Berlusconi era ed è un uomo nuovo anche in questo senso e ritengo che nel futuro solo una donna o un uomo della sua stessa sensibilità femminile potrà accogliere il testimone dalle sue mani. L’Italia ha bisogno di grandi cambiamenti, di una spinta alla modernizzazione che Berlusconi ha perseguito con successo e che è stata purtroppo interrotta da una pericolosa restaurazione politica. Una restaurazione politica che minaccia anche il sistema politico e il valore irrinunciabile del bipolarismo, che pone nelle man dei cittadini la scelta delle persone, dei governi e dei programmi.
L’introduzione nella passata legislatura di una nuova legge elettorale, che noi non rinneghiamo affatto, ma che è stata malamente giustificata con l’argomento rovinoso di una supposta - e come si è visto, infondata - inevitabile sconfitta elettorale, non ha obiettivamente contribuito a rafforzare la democrazia dell’alternanza. Per la verità, non è stato l’unico errore compiuto sulla strada invocata dai cittadini della semplificazione del sistema politico. Ora però non dobbiamo compiere ulteriori errori. Perciò ripetiamo di essere aperti al confronto su un eventuale cambiamento o correzione dell’attuale legge elettorale, a patto che non si perseguano interessi particolari e di parte e non si voglia mettere da parte il traguardo del bipolarismo. In questo caso, Forza Italia sosterrà con tutta la sua forza politica il referendum sulla legge elettorale, per preservare il bene dell’alternanza e la volontà dei cittadini. Per questi due importanti obiettivi (modernizzazione dell’economia e modernizzazione del sistema politico) l’Italia ha ancora bisogno della leadership di Berlusconi, che d’ora in avanti non vogliamo lasciare solo costruendo un partito democratico e capillarmente organizzato che lo affianchi efficacemente nelle battaglie politiche che ci attendono.
*Coordinatore nazionale Forza Italia