Un tocco di Zelig sveglia l’Ariston

La comparsa dalla platea e poi la scivolata tra il palco e la prima fila, per mano a Pippo consumato pigmalione. Così, giusto per smontare la ritualità della discesa dalla scalinata. E poi i tempi giusti dell’inserimento, la disinvoltura nello spalleggiare, appresa al fianco di Claudio Bisio, e il gioco dissimulato della stellina che si mette sulla scia del venerato maestro della tivvù.
Nella seconda serata Michelle Hunziker si è sbloccata e ha recuperato tutta la sua verve zeligiana, bollicine di trasgressione nel tronco della messa cantata baudesca. Stessa linfa e stessa targa anche nell’apparizione di Ficarra e Picone, altro punto forte della seconda serata. Satira sagace, allusiva, senza volgarità, con quella battuta sull’attualità politica («Hanno dato la fiducia al Prodi bis». «Perché... il primo gli era venuto così bene?») coniata in tempo reale che da sola valeva tutto il Cornacchione della sera prima.
Il meglio del Festival viene da Zelig?