Todt: "Kimi nostro testimone a Parigi"

Nostro inviato
a Spa-Francorchamp

Monsieur Jean Todt non può dimenticare il mondo da cui proviene. «Voglio un minuto di silenzio per Colin McRae», chiede ai presenti. Tutti si alzano nel grande motorhome Ferrari. Silenzio. Poi il mondo torna a correre.
Settimana pesante?
«Intensa, perché eravamo delusi, eravamo stati dominati a Monza».
Il verdetto di Parigi?
«Difficile dire se ci renda felici o no. L’importante è che sia stato accertato che la McLaren era colpevole e che ci sia stata una penalizzazione di punti. Analizzando la sentenza, ci si accorge che in fondo è più morbida del previsto».
E ora siete campioni del mondo costruttori.
«Non dobbiamo parlare di questo titolo, perché il nostro avversario principale ha ancora il diritto di appellarsi (entro la mezzanotte di venerdì, ndr)».
Che cosa ci faceva, a Parigi, Ross Brawn?
«Era nostro testimone per spiegare alcune questioni sulle comunicazioni radio».
La McLaren dice che forse non farà ricorso nell’interesse dello sport.
«Nell’interesse dello sport avrebbe dovuto informarci di quel dossier».
In fondo si augura quasi che Dennis faccia appello?
«Sono convinto che, se ci fosse un appello, per loro la situazione potrebbe diventare ancora più difficile».
Ma perché, a questo punto, non decidete su chi puntare, fra Kimi e Felipe, per il titolo?
«Non possiamo dare ordini di scuderia: perché se la McLaren fa appello e lo perde, potrebbe vedersi cancellati i punti piloti. A quel punto saranno i nostri due a giocarsi il titolo».
Quindi, a sorpresa, spiegando la consulenza data da Brawn sulle comunicazioni radio, rivela: «Ho sentito dire che avevamo degli scheletri nell’armadio; c’è chi ha messo in discussione (la McLaren, ndr) le nostre comunicazioni radio. Ascoltarle è pratica comune in F1, ma a Parigi, tramite un memoriale, Raikkonen ha confermato che, dal 2002 al 2006, lo facevano anche loro».