Todt spiega: «Pochi sorpassi? Colpa dei freni»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Silverstone

Sembrava un ring, l’ex aeroporto a nord di Londra. Perché a Silverstone, un pugile spagnolo, gong dopo gong, ripresa dopo ripresa, in 15 giri ha saputo piazzare pugni ovunque. E sempre sopra la cintura. Giro record dopo giro record, Fernando Alonso ha scavato un solco da Schumi alla fine secondo e da Raikkonen finalmente a podio. Un solco fatto di strapotere e velocità, visto che aveva più benzina rispetto agli altri. Eppure, nonostante i chili in più, sul ring di Silverstone lui, la Renault e l’uomo dei Billionaire hanno menato sberle a tutti. E col sorriso. Poi, però, è calata la grande noia. Come se la corsa fosse finita, come se non ci fossero stati altri 40 giri da fare. Colpa dello strapotere Renault di oggi o Ferrari del passato. Colpa, anche, del confronto settimanale che la F1 vive con il motomondo di e Capirossi, dove questi fuoriclasse regalano sorpassi e controsorpassi ad ogni respiro. «Sono due sport diversi – dice sempre kaiser Schumi – è come paragonare il basket al calcio. Tanti canestri da una parte, pochi gol dall’altra».
Sarà, ma non appena il primo, il secondo e il terzo di questo Gp vissuto per 15 giri sul ring e per il resto sul divano, non appena questi tre si sono trovati davanti al plotone mediatico, la domanda suprema è stata: ma quanto può piacere correre sapendo che non si sorpassa? «La F1 non è solo fatta dall’auto più veloce in pista: è una combinazione di diversi fattori, fra cui la strategia e anche questo è interessante», ha detto Alonso. «Fa parte del gioco, e non esiste il mondo perfetto, si può sempre migliorare, ma questo sport è così da tempo» ha detto Schumi; «Da quando corro in F1 è sempre stato così, però capisco chi vorrebbe più sorpassi; in alcune gare ci sono, in altre non c’è nulla da fare: si passa solo ai box», ha concluso Raikkonen.
Noia a parte, nel paddock è un’aria di festa mista ad aria di resa quella che si respira. Le gare che restano sono dieci e ventitré punti separano Alonso leader da Michael Schumacher inseguitore. «Ho bisogno dell’aiuto di Massa, ho bisogno che porti via punti ad Alonso», confida il tedesco; e son parole strane, le sue, parole che in passato non aveva mai pronunciato così esplicitamente. Per orgoglio o per l’inguaribile autostima che tutti i campioni hanno di sé, chiedere l’aiuto del compagno è cosa rara. Vuol dire due cose: che Michael comincia ad essere spazientito e pretende che il giovane brasiliano sia più avanti in gara o, se non altro, che provi a complicare la vita in pista al duo Renault; significa anche che ormai la matematica fa paura al Cavallino. Lo si evince dal Todt-pensiero: «Michael ha spronato Felipe? Mi sembra normale, fate i conti: ci sono 23 punti da recuperare, a furia di fare primo e secondo, le dieci gare che restano non basterebbero».
Tra noia e ring, Silverstone racconta delle paure rossovestite e delle gioie Renault. Alonso, pronti e via, ha salutato la compagnia. Una danza, la sua, lunga quindici giri a suon di record, poi il balletto dei pit stop, prima la Ferrari quindi Fisichella, e solo al giro 22 Alonso, quattro dopo kaiser Schumi. Il ring inglese racconta di Michael partito con gomme usate che prova addirittura a passare Kimi alla Copse. «Ho provato a passare Kimi – dirà Michael – ma avevo le gomme usate, non c’era possibilità». I due si sfioreranno e sarà l’unico brivido del Gp più noioso della stagione.
Noioso ma cartina di tornasole per le forze in campo. Perché la Renault è oggi di un altro pianeta. Negli otto Gp fin qui disputati, Alonso ha vinto cinque volte e le altre tre ha concluso a podio, ma non sul gradino più basso. Sul secondo, si è sempre piazzato il campione del mondo. Per questo Schumi e la Ferrari sono preoccupati e molto: «Forse senza la Mclaren davanti, avrei almeno potuto tentare qualcosa, ma la realtà è una: qui non eravamo abbastanza veloci», ammette Schumi e Jean Todt sottoscrive. «Potremmo anche correre di nuovo il Gp e finirebbe di nuovo così» le parole del francese che suonano come un accenno di resa. «Le prossime gare, quelle in Canada e Usa si adattano meglio a noi? – riprende Michael –. Venendo qui a Silvertone pensavamo di essere in grado di vincere e invece ci sbagliavamo. Per cui ora non saprei che cosa pensare... Comunque se Fernando conclude sempre a podio sarà difficile recuperare. Però non mollo, continuerò a provarci. Dobbiamo lavorare tutti per avere un’auto ancora più veloce». E Massa, tirato in ballo dall’enorme compagno: «Michael ha bisogno che tolga punti ad altri? Io sto provando di tutto, ma non è per nulla semplice». Concetto chiaro e per nulla noioso.