«Tody era ben nutrito e ha camminato poco»

Il veterinario Andrea Ragazzini: «In queste tre settimane non ha vissuto da randagio»

Nostro inviato a Parma

«Tody, non ha percorso tutti quei chilometri, in queste tre settimane qualcuno lo ha nutrito, non è rimasto allo stato brado come un qualunque randagio. Quando l'ho visitato era in buone condizioni. Soltanto un po’ sporco e tanto spaventato». Andrea Ragazzini, è il veterinario chiamato alle tre del pomeriggio dell'altro ieri dal maresciallo dei carabinieri di Sissa. Niente vitelli da far nascere o vacche malate da curare, stavolta doveva soltanto catturare quel meticcio dal muso pezzato che assomigliava tanto al cane di Tommaso. Era davvero lui dirà più tardi il microchip sottocutaneo piazzato sul dorso, vicino al collo.
Si aggirava attorno alla «fattoria» di Franco Dall'Oglio, il quattrozampe, ramingo, da circa una settimana. Dormiva nel fienile, seguendo «innamorato» le tracce della cagnetta di casa, Lilly; e mangiava gli avanzi lasciatigli dalla nipotina quindicenne del capofamiglia. Peccato che Tody non possa parlare. Probabilmente risolverebbe il giallo, spiegandoci il perché e soprattutto chi ha rapito Tommaso quella sera del 2 marzo. Sono spariti quasi insieme, questo bastardino e il suo padroncino. Tody potrebbe essere il passe-partout per arrivare alla soluzione di questo giallo. «Il cagnolino non è arrivato da solo a Sissa. Qualcuno lo ha probabilmente lasciato in zona. Un cane non percorre trenta chilometri senza consumarsi i polpastrelli. Sono riuscito a catturarlo con uno stratagemma - racconta il dottor Ragazzini -: mi sono munito di un guinzaglio e ho preso con me la cagnetta. Tody all'inizio non si avvicinava, era spaventato, poi ce l'ho fatta, l'ho fatto entrare in un recinto e gli ho messo un collare. I carabinieri osservavano, quindi lo hanno preso in custodia e portato alla stazione di Sorbolo. Un collega della Asl munito dell'apparecchiatura che rileva i microchip lo ha identificato con certezza. Ma sapevamo già che si trattava dell'animale giusto, del cane di Tommaso: aveva una vecchia cicatrice sulla parte posteriore sinistra. Proprio quella di cui gli investigatori erano già a conoscenza e che mi hanno subito chiesto di controllare».
Paolo Onofri tra i tanti interrogatori, le ore spese a scavare nella memoria, cercando di ricordare anche il minimo particolare aveva segnalato a polizia e carabinieri questa vecchia ferita del cagnolino ereditato dal vecchio padrone di casa. Poi la strana sceneggiata, nel cuore della notte. Quando lui e sua moglie sono rientrati nella casa dei cognati a Martorano tenendo in mano una gabbia. Tutti pensavano che Tody fosse li dentro, nascosto e protetto dalle fauci del boxer che fa la guardia all'elegante porzione di villa. Invece no. «Il meticcio - spiega ancora il veterinario di Sissa - è stato affidato a un collega. Non perché la famiglia non lo rivolesse: semplicemente non sapeva dove tenerlo».
Ma c'è una spiegazione molto più semplice. Adesso la pista per ritrovare il piccolo Tommaso riparte proprio da questo cagnolino. Anche se è l'unico testimone che non può essere interrogato.