Dopo la toga e il calcio Borrelli si mette sul podio

L’ex Procuratore è il favorito per la successione a Francesco Micheli alla guida del Conservatorio

da Milano

Francesco Saverio Borrelli salirà presto sul podio più alto del Conservatorio di Milano. La nomina non c’è ancora ma il suo nome luccica nella terna di personalità designate dal Consiglio accademico e inviate a Roma, al ministro per l’Università e la ricerca scientifica. Nel giro di un mese, Fabio Mussi sceglierà il Presidente di una delle più importanti istituzioni culturali e musicali della città, una fucina di talenti con 1.500 studenti, e una delle più importanti macchine da concerti del Paese.
Nella mappa del potere ai tempi dell’Ulivo Borrelli riempirà, salvo colpi di scena, la casella fin qui occupata dal finanziere Francesco Micheli. Micheli era stato nominato dal centrosinistra e confermato dal centrodestra, raro esempio di continuità bipartisan, e aveva ben fatto attraverso due mandati e sei anni, ma all’improvviso qualcuno ha deciso di silurarlo. E così il Consiglio accademico ha formulato una terna, in via di ufficializzazione, che comprende Borrelli, la signora Fernanda Giulini, collezionista dalla strepitosa raccolta di strumenti musicali d’epoca, e il commercialista Gerolamo Gavazzi, revisore di molte società.
Difficile pensare che i due comprimari possano fermare l’ascesa dell’ex direttore d’orchestra di Mani pulite. Il profilo del Presidente, un centauro che deve saper miscelare l’abilità del manager e la sensibilità per il pentagramma, sembra un vestito tagliato su misura per la sua elegante silhouette: nessuno può mettere in discussione la capacità professionale dell’ex Procuratore di Milano, ora capo dell’Ufficio indagini della Federcalcio; d’altra parte, a corredo del Borrelli in toga c’è n’è un altro, tratteggiato e fotografato a intermittenza dai giornali, diplomato in pianoforte e melomane. Secondo alcuni biografi, i due Borrelli non sono mai arrivati a sintesi, per altri la chiave di violino di quella personalità così marcata è proprio quella raffinata alchimia.
In ogni caso, sulla soglia del settantesettesimo compleanno, il magistrato simbolo di Mani pulite si prepara a gestire uno dei gioielli della città che negli anni Novanta faceva tremare con arresti, avvisi di garanzia ed esternazioni chirurgiche. Nell’aprile 2002 il giudice del «Resistere-resistere-resistere», poi diventato il mantra dei girotondini, era andato in pensione e molti avevano pensato che avesse imboccato il viale del tramonto, complice anche quel tratto spumeggiante e ingovernabile del carattere che lo metteva al riparo dalla tentazione della politica. Ma così, dopo un periodo in panchina, non è stato: Guido Rossi l’ha tolto dal museo delle cere e l’ha catapultato ai vertici dell’Ufficio indagini della Federcalcio, insomma sulla prima linea della giustizia sportiva e di quel fenomeno di malcostume chiamato Calciopoli. Ora lo stratega della guerra a Tangentopoli, diventa il biglietto da visita del tempio della musica. Il suo predecessore lascia un’eredità ingombrante: «Micheli ha fatto non bene, ma benissimo», afferma il sottosegretario all’alta formazione musicale e artistica Nando Dalla Chiesa. In effetti il vulcanico imprenditore ha svecchiato la cittadella delle note con un ventaglio di iniziative: ha rilanciato la Filarmonica, ha aperto nuovi spazi alla Triennale, ha confezionato un pacchetto di iniziative per i bambini. Ora deve farsi da parte: «Nessuna sorpresa - spiega al Giornale - la macchina del Conservatorio è molto complessa, soprattutto per la molteplicità di sentimenti che il corpo dei 200 insegnanti esprime. Mio padre - è il congedo di Micheli - era musicista e ha passato la sua vita di docente in mezzo a loro. Anche per questo ce l’ho messa proprio tutta e sono contento dei risultati ottenuti». Altri, forse, meno.