«Le toghe rosse stanno con chi mi ha picchiato»

Mario Borghezio show davanti a Palazzo di Giustizia di Torino.
«Ho buttato il sasso nello stagno al momento più opportuno».
Ha sfruttato la platea mediatica accorsa per le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza.
«Alle 8.30 ero già lì, ho dato il mio volantino prima ad avvocati e magistrati, poi ai giornalisti».
C’è scritto: «Aggredire Borghezio forse è reato, ma il processo non si fa».
«Questi magistrati politicizzati, e non solo a Torino, si ergono a giudici severi, imputano ad altri l’intenzione di sfuggire ai processi e di cercare la prescrizione. Ma sono loro i primi a cercarla e io ne sto subendo le conseguenze».
Spieghiamo.
«Il 17 dicembre prossimo sono quattro anni esatti dall’aggressione che subii nel 2005 sul treno Torino-Milano da parte di una masnada di violenti estremisti di sinistra».
Questo lo dice lei.
«Lo dicono gli atti. C’è una decina di indagati, riconosciuti dai filmati girati alle stazioni di Milano e di Padova. Erano i manifestanti che tornavano dal corteo anti-Tav».
Vabbè, però lei se l’era andata a cercare, i carabinieri le avevano detto di non prendere quel treno.
«Dovevo andare a Milano per un comizio, facevo il mio dovere di europarlamentare. Comunque mi aggredirono ancora prima di riconoscermi».
Questa è nuova.
«La polizia mi aveva dato due agenti di scorta, che mi consigliarono di non farmi notare. Così mi nascosi dietro al quotidiano che stavo leggendo».
Eh, certo, lei avrà estratto «la Padania» dalla tasca.
«Il Giornale, per la precisione. Fu allora che cominciarono a picchiarmi. Quando mi riconobbero mi diedero il resto».
La ricoverarono a Chivasso.
«Mi avevano spaccato il setto nasale, fui operato. Fu un tentativo di linciaggio, cercarono pure di buttarmi giù dal treno. Ci sono gli estremi per il tentato omicidio».
Addirittura.
«Comunque il processo non è mai iniziato».
Sono i tempi della giustizia...
«Cercano la prescrizione, le dico. Vedrà, li condanneranno per maleducazione...».
Ora ci dirà che la magistratura usa due pesi e due misure con i leghisti.
«Emerge dai fatti, scusi! Quando lo fecero a me, il processo, per la ronda di Porta Palazzo, fecero il primo grado, l’Appello a la cassazione in pochi anni».
La condannarono a due mesi e venti giorni, pena commutata in una multa di 3000 euro, per l’incendio scoppiato il primo luglio del 2000 in un accampamento di extracomunitari. Era il 2005.
«Io mi assumo la responsabilità delle mie azioni. I sepolcri imbiancati del giustizialismo invece... Comunque sentirà, quando finalmente inizierà il processo farò dichiarazioni eclatanti».
Anticipiamole.
«Sono una belva, guardi. Io credevo nella giustizia, sono un avvocato del Foro di Torino. Ma ora sono disgustato e indignato, non nutro più alcun rispetto per questa magistratura che ha un ruolo sacro e lo offende».
Certo che anche lei si sveglia dopo quattro anni...
«La verità è che da quattro anni faccio dichiarazioni in tutte le sedi, ma la stampa mi censura».
Adesso i giornalisti l’hanno intervistata?
«Mi hanno chiesto di Spatuzza, ma non è per parlare di mafia che sono andato a Palazzo di Giustizia».
Le avranno chiesto conto di quando la Lega dava del mafioso a Berlusconi...
«Non ho risposto».
Risponda ora.
«Per la Lega parlano i fatti. Io non ero lì da politicante, ma da cittadino deluso. Non pensavo di meritare un comportamento di questa cilindrata, come diciamo noi a Torino, da parte della magistratura».